Finanza
Un videogioco contro la dislessia
Potrà essere scaricato sui tablet e aiuterà a capire se un bambino ha disturbi d’apprendimento
PISA. In futuro una nuova applicazione potrà aiutare a capire prima se i bambini soffrono di dislessia. Sarà una specie di videogioco e potrà essere scaricato su smartphone e tablet. Attualmente la dislessia viene diagnosticata quando i bambini frequentano la quarta o la quinta elementare. La nuova app è la conseguenza di uno studio condotto dai ricercatori dell’università di Pisa e del Cnr, in collaborazione con l’università Vita-Salute San Raffele di Milano. La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica “The journal of neuroscience”, riguarda il ruolo di un gene mutato che si associa a specifici deficit visivi. Il titolo esatto dello studio è “Deficit nella percezione del movimento in soggetti dislessici con alterazioni del gene DCDC2”. Gli autori della ricerca sono Guido Marco Cicchini dell’istituto di neuroscienze del Cnr di Pisa e Maria Concetta Morrone dell’università di Pisa, in collaborazione con Daniela Perani dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, Cecilia Marino e Sara Mascheretti dell’istituto scientifico “Eugenio Medea”.
«Da quindici anni – dichiara Guido Marco Cicchini – si sospettava che la dislessia avesse una spiegazione genetica. Sono stati individuati infatti alcuni geni che sono mutati soprattutto nelle persone dislessiche, ma non si capiva cosa facessero. Questo è stato il punto di partenza della ricerca. Abbiamo quindi preso un campione di una decina di ragazzi dislessici con una particolare alterazione di un gene, il DCDC2, e li abbiamo sottoposti ad alcuni test visivi. Mentre erano bravi nella maggior parte dei test, abbiamo visto però che non riuscivano a giudicare le lineette più piccole mostrate sul monitor del computer e non erano in grado di completare il compito assegnato. Si trattava di un test di pochi secondi in cui bisognava dire se le lineette andavano verso destra o verso sinistra, ma il ragazzino rispondeva a caso e questo negli altri dislessici non succede. La dislessia è infatti un grandissimo calderone con deficit molto complessi, come ad esempio non riuscire a riconoscere le lettere oppure non riuscire a pronunciare delle parole. Noi crediamo di aver trovato un modo per distinguere il primo tipo».
La diagnosi della dislessia in genere viene fatta quando i bambini imparano a leggere e hanno tra i 7 e i 12 anni. «Adesso la diagnosi – spiega il ricercatore dell’istituto di neuroscienze del Cnr di Pisa – viene fatta dopo la terza elementare. Questo rallenta molto, talvolta anche di anni, ogni forma di intervento. La dislessia è quindi diagnosticata tardi, dopo che il bambino è stato trattato come non intelligente e svogliato. Invece con un test percettivo molto semplice si può iniziare a capire prima che c’è un problema».
Da qui l’idea di una applicazione simile a un videogioco. «Contiamo – afferma Cicchini - di avere nel giro di qualche anno un software, una app, da scaricare sul telefonino o sul tablet, che permetta di testare le capacità visive dei bambini, in modo tranquillo, in famiglia. E se si diffonderà sui telefonini noi potremo raccogliere molti più dati per la nostra ricerca. Abbiamo pensato a una sorta di videogioco. Migliore sarà il partner, migliore sarà la app. Potrebbe riguardare l’ambito clinico medico (asl e scuole) ed essere una vera e propria applicazione in grado di stimolare davvero i bambini. Stiamo quindi cercando aziende e centri di sviluppo interessati a sviluppare con noi questa applicazione».
Daniela Salvestroni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google