Finanza
Quella struttura osteggiata da anni
Il rigassificatore “Fsru Toscana” è attivo dal 30 luglio 2013 e si stima che faccia parte di un investimento costato 900 milioni di euro. Sin dal 2007 è stato oggetto di pesanti critiche da parte...
Il rigassificatore “Fsru Toscana” è attivo dal 30 luglio 2013 e si stima che faccia parte di un investimento costato 900 milioni di euro. Sin dal 2007 è stato oggetto di pesanti critiche da parte delle associazioni ambientaliste che ne hanno messo in luce i potenziali rischi per la salute (in caso di incidenti) e per l’ecosistema (l’impianto sorge non lontano da un’area marina protetta). Si tratta di una piattaforma galleggiante che riceve gas liquido dalle navi metaniere e lo trasforma in un prodotto pronto per essere immesso nel gasdotto della rete nazionale: le tubature raggiungono via mare la stazione della distribuzione di metano a Stagno. Per il governo si tratta di un’opera strategica perché attenua i rischi di dipendenza dai gasdotti che transitano dalla Russia, paese che in passato ha utilizzato la minaccia di tagliare le forniture per regolare alcune pendenze geo-politiche. Pertanto in bolletta si paga una quota che serve a sovvenzionare l’eventuale rischio economico in caso di sottoutilizzo dell’impianto. Il rigassificatore è il più grande presente nel Mar Mediterraneo e, al contrario, secondo la società che l’ha costruito, la Olt di Milano, rispetta tutti gli standard di sicurezza previsti dal ministero dell’Ambiente. Inoltre nei prospetti approvati dal ministero dell’Economia si prevede che in caso di utilizzo pieno, Fsru abbia ricadute positive sulla bolletta energetica per un importo di 400 milioni in 20 anni. L’impianto è stato bersaglio di interrogazioni parlamentari e contestazioni da parte di alcuni comitati, anche a causa delle sostanze che rilascerebbe in mare.
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