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Pisa

L’ordinanza anti alcol divide i commercianti

L’ordinanza anti alcol divide i commercianti

Per alcuni è inutile: prima bisogna combattere gli irregolari

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PISA. Con un mese di ritardo rispetto all’anno scorso, sta per tornare l’ordinanza prefettizia per limitare la vendita di bevande alcoliche da asporto a partire dalle 2 della notte. «Non possiamo che accogliere con favore la probabile iniziativa del prefetto – commenta il direttore di Confesercenti Toscana Nord -. Proprio un’ordinanza mirata al divieto di vendita di bevande alcoliche era stata sollecitata e sostenuta già l’anno scorso dalla nostra associazione. Un atto legittimo e giustificato da un evidente degrado del nostro centro storico a seguito delle degenerazioni della vita notturna. Anche se probabilmente per soli due mesi, un provvedimento del genere può dare un segnale di come vivere correttamente la notte nel nostro centro storico».

Ma non tutti sono d’accorso. L’imprenditore Alessandro Trolese (Confcommercio) spiega: «Siamo contrari ad una demonizzazione della movida e non possiamo accettare una criminalizzazione dei locali pubblici. Siamo noi, con le nostre attività, a rappresentare efficaci presidi di sicurezza e di legalità. In piazza dei Cavalieri non ci sono locali, eppure è preda ogni sera di venditori abusivi, che smerciano alcolici al di fuori di ogni regola e controllo, somministrando bevande a prezzi irrisori fino all'alba. È una questione di priorità: prima si tolgono gli abusivi dalle strade, dopo si fanno le ordinanze. Molto forte è il rischio di un effetto boomerang: fare un'ordinanza che rispettano solo i pubblici esercizi è un vantaggio a favore degli abusivi e dei minimarket, che peraltro non sono neanche locali pubblici, ma esercizi di vicinato. Sarei favorevole, come hanno fatto a Bologna, ad imporre in centro storico la chiusura alle 21 dei minimarket di frutta e verdura, che oggi vendono anche alcolici fino a notte inoltrata».

«Nel divieto di vendita con asporto degli alcolici è compreso anche il divieto per gli ambulanti?», si domanda con un pizzico di sarcasmo Giampiero Mugnai del Campano. «La legge dovrebbe essere uguale per tutti e non mi risulta che i venditori abusivi abbiamo una partita Iva, paghino tasse e dipendenti. Qui ci sono imprenditori che investono, hanno bisogno di una mano e non di ostacoli. Se gli abusivi continuano a vendere alcolici, è altrettanto giusto che i locali regolari possano continuare a svolgere serenamente il proprio lavoro».

Lorenzo Cutelli, del locale Barbeq, si dice disposto «ad accettare, a partire da una certa ora, una eventuale ordinanza che vieti la vendita per asporto di alcolici. Tuttavia questa ordinanza, una volta emessa, dovrebbe essere fatta rispettare da tutti, compresi minimarket e kebab, insieme ad una lotta vera contro gli abusivi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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