Italia
«Il motivo? Mi ero opposto al progetto della fusione»
PISA. Costantino Cavallaro, ex presidente di Sat, respinge al mittente la richiesta di danni. E lo fa con serenità e ironia. Avvocato, come commenta questa vicenda? «È solo un annuncio: sarà...
PISA. Costantino Cavallaro, ex presidente di Sat, respinge al mittente la richiesta di danni. E lo fa con serenità e ironia.
Avvocato, come commenta questa vicenda?
«È solo un annuncio: sarà discusso alla prossima assemblea dei soci».
Entriamo nel merito...
«Sul fatto, non ci sono profili di irregolarità: il 30 luglio 2014, a metà pomeriggio, non ero più presidente e non avevo la mano del presidente. Non ero nemmeno azionista. Me ne sono andato e non dovevo firmare io».
Sul verbale c’è scritto che ha rifiutato la firma: ha detto qualcosa uscendo?
«Sono andato via senza dire nulla. Ma la richiesta di firma è arrivata un mese dopo, il 28 agosto per email. Mi è sembrato irrituale ed ero in vacanza».
Quella volta ha risposto…
«Verbalmente ho spiegato che non mi ritenevo legittimato. Che il presidente non è nominato dall’assemblea, ma dal cda. E che nel frattempo avevo chiesto una serie di documenti relativi al mio pregresso mandato e non mi erano stati forniti».
Cosa prescrive lo statuto?
«In caso di indisponibilità del presidente la firma spetta all’ad e al cda».
Come si spiega questa richiesta di danni?
«Qualcuno si è opposto al progetto di fusione con Firenze e c’è stata acrimonia verso di lui. Attenzione, non “qualcuni”; ma uno solo, cioè io».
Perché si è opposto dall’alto di un ruolo istituzionale?
«Perché io sono stato mandato lì dall’allora socio pubblico di maggioranza e il mio compito era quello di fare l’interesse della città. Obiettivo che ho perseguito per tutta la mia vita, anche quando ho ricoperto incarichi diversi».
Manderà una memoria difensiva o chiederà di essere ascoltato il 15 luglio?
«E perché dovrei? Io ormai non sono nessuno».
In genere prima di condannare qualcuno si ascolta la sua versione...
«Mi sembra una visione un po’ ingenua del mondo», sorride l’avvocato.
Allora cosa pensa di fare se l’assemblea dovesse dare l’ok?
«Se mi accorgessi che questa cosa disturba il mio quieto vivere, convocherei una conferenza stampa».
Ha da recriminare qualcosa a se stesso?
«In otto anni io e l’ad Gina Giani non abbiamo mai avuto problemi. E prima di Giani, con Pier Giorgio Ballini, di cui conservo un ricordo molto commosso».
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