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Nei tombini nascono le piante

Nei tombini nascono le piante

In un caso pure un pomodoro a cento metri dalla piazza di Tirrenia

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TIRRENIA. Alcuni tombini per la raccolta delle acque piovane sono talmente sporchi di terra che ci germogliano anche le piante. In un caso, quella che verde e rigogliosa spunta da un tombino sembra una pianta di pomodoro. Si trova lungo il viale del Tirreno, in prossimità dei cassonetti, sulla destra andando verso il centro a non più di cento metri dalla piazza. Più avanti altri sono i tombini otturati dalla terra che si è depositata. Se poi vogliamo fare un giro alle spalle del centro, in via degli Ontani, per esempio, ci sono altri tombini sporchi e otturati dove cresce della semplice erbaccia.

È vero che siamo alle porte dell’estate e le piogge non sono così frequenti come in autunno e inverno. Ma se dovesse arrivare un acquazzone neanche tanto violento, le strade di Tirrenia servite dalle fognature si allagherebbero per il semplice motivo che non c’è una manutenzione adeguata. Ma quanto tempo deve passare affinché della terra si accumuli in fondo a un tombino al punto da formare un vaso dove germoglia un pomodoro. Sicuramente, non dall’oggi al domani e neanche da un mese all’altro. Una senso di abbandono e degrado della cittadina balneare che sembra quasi una beffa. Perché, finalmente, nella parte di Tirrenia sprovvista di fognatura, l’amministrazione comunale con notevole impegno finanziario insieme alla Regione Toscana sta costruendo le fognature, i cui lavori riprenderanno alla fine dell’estate. E mentre si costruiscono le fognature, nella parte di Tirrenia dove le tubazioni ci sono ci sono la manutenzione legata alla pulizia dei tombini latita da chissà quanto tempo. In una località turistica, le erbacce che spuntano dai tombini non sono una buona carta di presentazione, così come i cassonetti dell’immondizia che in alcuni punti spandono un odore nauseabondo. Domenica mattina, i cassonetti posti all’ingresso della spiaggia libera a circa 500 metri prima della piazza, lato sud, spandevano un fetore che costringeva a tapparsi il naso per qualche secondo costringendo i bagnanti ad allungare il passo. (g.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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