Sicurezza
Mostra banconota per “ungere” impiegato: condannato a un anno
Contestata a un imprenditore l’istigazione alla corruzione. La proposta fatta nell’ufficio di Acque Spa a Ospedaletto
PISA. Voleva entrare nel giro delle imprese che lavorano per Acque Spa. La sua ditta, però, non era nell’albo dal quale il gestore idrico attinge quando deve preparare una gara d’appalto. Aveva presentato la domanda e cercato di accreditarsi, dopo aver lavorato in passato con l’azienda, ma la richiesta non era andata a buon fine.
A quel punto, stando all’accusa, Francesco Nardelli, 56 anni, di Martina Franca (Taranto) aveva cercato di aggirare l’ostacolo senza tanti fronzoli: tentando di corrompere un impiegato della società idrica. Indagato e poi rinviato a giudizio con l’accusa di istigazione alla corruzione, Nardelli ieri mattina è stato condannato a un anno con la sospensione della pena e la non menzione nel casellario giudiziale. Doveva difendersi da un’imputazione che nasce da un episodio avvenuto indietro nel tempo.
Siamo nel febbraio 2009. Nell’approccio dell’imprenditore all’impiegato da corrompere, nell’impostazione della Procura, conta più il gesto della parola. Una mimica della mazzetta che nelle testimonianze in aula si sostanzia in un’offerta visiva a corredo della richiesta di entrare nell’albo delle imprese che possono concorrere alle gare di Acque Spa. Stando a quanto riferito davanti al primo collegio del Tribunale (presidente Murano, a latere Mirani e Poggi) e al pm, Lydia Pagnini, l’imputato si presentò nell’ufficio dell’impiegato che, a suo giudizio, poteva intercedere a favore dell’azienda di costruzioni pugliese, tenendo un pacchetto in mano su un lato del quale si notava una banconota da 50 euro. Il dipendente di Acque Spa non si rese conto se era un’intera mazzetta di soldi o se la banconota nella sua eloquenza comunicativa era stata esibita in solitario. Fatto sta che l’episodio venne segnalato alla magistratura che ha rinviato a giudizio l’imprenditore. La società idrica si è costituita parte civile con l’avvocato Stefano Del Corso che ha ottenuto come risarcimento del danno 3.000 euro. Per Nardelli, difeso dall’avvocato Simonetta Lombardi di Firenze, in passato era arrivata una sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione in un processo a Taranto.
Nell’inchiesta “Pilastro” erano coinvolti funzionari comunali, dipendenti di uffici tecnici, ingegneri, imprenditori, ma anche politici locali. Erano in tutto 31 gli imputati al processo, tra i quali un senatore. Abusi d'ufficio, falso, corruzione e concussione per favorire ditte nell'ottenere appalti e sub-appalti nel settore delle costruzioni. Tutto cancellato. Lunedì 8 giugno la condanna a Pisa per la banconota mostrata all’impiegato che, anziché assecondare la scorciatoia tangentizia proposta dall’imprenditore, andò a denunciarlo.
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