Attenzione
«Pd da ricompattare dopo gli errori della classe dirigente»
Zappacosta: dal voto chiari segnali per un rinnovamento Bastoni tra le ruote a Mazzeo anche da alcuni renziani
PISA. «Voglia di cambiamento, anzi necessità. E basta con i personalismi, anche nell’area renziana». Carmine Zappacosta, componente della segreteria regionale del Pd (responsabile infrastrutture), è stato tra i “registi” dell’elezione a consigliere regionale del pigliatutto Antonio Mazzeo, oltre ad essere stato il fidato inviato del segretario toscano Parrini in piena crisi della giunta comunale.
Zappacosta, partiamo da un’analisi del voto…
«Il dato generale dice che nella provincia di Pisa il partito tiene, ma meno che altrove. I candidati al consiglio che hanno ottenuto le maggiori preferenze sono i più giovani della lista. Un segnale chiaro».
Come lo spiega?
«Da una parte sta maturando l’attenzione verso un’area che porta avanti un’idea di rinnovamento. Dall’altra l’elettorato è disorientato: casi come la vicenda degli aeroporti e la crisi di giunta hanno contribuito fortemente».
Iniziamo ad attribuire responsabilità…
«Credo che Pisa stia toccando con mano la crisi della classe dirigente. Un errore su tutti: candidare Nocchi in alternativa a Ferrucci, che viene da un’area politica simile. Ciò è avvenuto senza alcun percorso vero nel partito, ma solo con la sponsorizzazione di quello che chiamo “il partito pisano di Montecitorio”. Ho stima sia di Nocchi che di Ferrucci: al massimo hanno la colpa di essersi prestati ad essere strumento di quel centralismo democratico troppo spesso usato dai big storici per spirito di conservazione. Metodo che però per gli stessi è valido a livello locale, mentre a livello nazionale sembrano quasi non voler riconoscere il ruolo del segretario».
Chi ha messo nel mirino?
«Resto perplesso di fronte a chi si professa renziano restando però legato alle vecchie logiche, come l’onorevole Gelli. In questo modo sono state create tensioni e poca chiarezza».
All’elettorato democratico sono arrivati messaggi differenti dall’interno dello stesso partito…
«Infatti è rimasto disorientato, ha dato un voto di protesta premiando, in parte, Alessandra Nardini. Nocchi è stato sorretto da slogan medievali di una Pisa contro Firenze, anziché, come necessario per la città, pensare in grande relazionandosi opportunamente con il capoluogo».
Questa è la posizione di Antonio Mazzeo…
«Che ha vinto come espressione di una generazione di politici non di professione che, dopo la gavetta e gli sforzi che hanno tra l’altro permesso la rielezione di Filippeschi a sindaco, esce dalla storia sbagliata di un partito dove si poteva alzare la testa solo a comando del capobastone. Attorno a Mazzeo questa generazione si è imposta nonostante il partito di Montecitorio. Antonio ha preso tanti voti anche nelle periferie più rosse».
Però l’obiettivo renziano era quello di eleggere entrambi i rappresentanti, ma Anna Batini non è passata…
«La candidatura di Mazzeo ha incontrato le più forti difficoltà proprio tra alcuni renziani della prima ora e di chi avoca a sé questo marchio. Gelli aveva ricevuto il mandato di individuare una figura femminile di riferimento, ma non lo ha fatto pregiudicando il risultato elettorale».
Il partito a Pisa però si identifica soprattutto in Paolo Fontanelli: difficilmente anche gli avversari se la sentono di nominarlo…
«Il suo elettorato, quello tradizionale, non ha compreso lo scontro fratricida Nocchi-Ferrucci. Fontanelli ne è stato l’artefice, ma va dato atto alla caratura dell’uomo politico di aver ammesso l’errore. Non ne ho sentiti altri».
Ma voi renziani come pensate di ricompattare e riconquistare l’elettorato?
«Il Pd sta facendo cose di sinistra, i valori fondamentali restano. Non va bene che qualcuno li usi in maniera strumentale, da posizioni ormai di minoranza, perché vuol salvaguardare la propria predominanza».
Faccia esempi concreti…
«Dobbiamo tornare ad avere una progettualità vera, a cominciare dai piani infrastrutturali. E allora avanti con la tangenziale di nord-est; con la riorganizzazione dei collegamenti ferroviari e stradali più veloci Pisa-Firenze, da impostare senza improbabili investimenti mastodontici; e avanti con idee per alleggerire la città dal traffico pesante, penso ad un ragionamento serio sul tratto di autostrada tirrenica tra Pisa nord e Stagno».
Solo guerra, dunque, al “partito di Montecitorio” Fontanelli-Gelli-Gatti-Carrozza?
«Assolutamente no. Hanno un’esperienza necessaria per il partito, ma ci devono aiutare a rientrare da questa devianza».
Si scorge la voglia di un messaggio anche a Filippeschi…
«Deve trovare la forza di non sentirsi disorientato dentro una storia politica che sta cambiando velocemente. Sul piano politico deve fare scelte di campo vere. Non abbia paura di quello che potrà fare in futuro».
La corsa a sindaco è già iniziata…
«E’ troppo presto. Assessori e parlamentari papabili mettano da parte ogni personalismo e svolgano al meglio il compito a cui sono chiamati. Al momento giusto sarà fatta un’analisi su quanto prodotto, passando poi da primarie ed elezioni. Dovremo scegliere una guida forte per la seconda città della Toscana, altro che approcci provincialistici».
Quale partito avrà dietro?
«Intanto dico che dalle elezioni è emersa la voglia di esserci dei territori periferici, fin qui maltrattati. Ma soprattutto non possiamo permetterci un lungo periodo di ulteriore vacatio. Le forze ci sono, auspico che i congressi si svolgano il prima possibile. Vorrei evitare il commissariamento».
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