La manifestazione
Omaggio di Cantone all’edicola confiscata
Il presidente nazionale dell’Anticorruzione ha sottolineato l’esperienza pisana contro la mafia
PISA. È trascorso un anno da quando in Borgo Stretto è stata aperta l'edicola "I saperi della legalità". Il bene era stato confiscato alla mafia in quanto il padre del titolare era ritenuto un capofamiglia ed era stato condannato a venti anni di reclusione per associazione di stampo mafioso, omicidio volontario ed estorsione.
Ieri, a festeggiare il primo compleanno dell'edicola confiscata, era presente anche Raffaele Cantone, magistrato e presidente dell'Autorità Nazionale Anticorruzione. Cantone era ospite di un incontro nell'ambito del master universitario "Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione" promosso dal professore Alberto Vannucci.
«L'edicola - ha affermato Cantone - ha un grande valore simbolico. Le realtà tranquille come Pisa sono proprio quelle che possono far gola alle organizzazioni mafiose ed è per questo che dobbiamo tenere alta la guardia anche qui. Questa edicola, in pieno centro, che apparteneva a un gruppo mafioso, è la dimostrazione che le organizzazioni mafiose sanno dove andare ad investire e trarre gli eventuali utili».
Dopo la sosta all’edicola Cantone si è recato a palazzo Matteucci per una conferenza sul tema dell'illegalità e della corruzione affiancato dal professore Vannucci.
«La corruzione - ha analizzato Cantone - conduce alla sfiducia politica, ad una maggiore burocrazia, ad un minore investimento in innovazione e alla fuga dei cervelli, dato che uccide la meritocrazia. Al problema della corruzione, come a tutti i problemi complessi, non ci sono soluzioni semplici e istantanee: la battaglia si vince - ha continuato Cantone - non solo con l'attività repressiva, ma anche attraverso la cultura e l'informazione, Ma anche con strumenti legislativi quali i piani di prevenzione, che, se applicati in modo rigoroso, risultano di estrema efficacia».
«Le realtà sane - ha concluso Cantone - hanno l'obbligo di tenere alta la guardia per evitare che si possano inserire meccanismi pericolosi. Infatti le mafie sono cambiate nel tempo, adattandosi al contesto venuto dopo Tangentopoli. Adesso queste organizzazioni sono vere e proprie imprese economiche che per vivere hanno bisogno del consenso e della connivenza della pubblica amministrazione». (l.b.)
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