Studenti si autoriducono l’affitto degli alloggi Dsu
Protesta di un gruppo di universitari contro gli aumenti a carico dei borsisti Invece di pagare 165 euro di canone mensile ne sono stati versati 128
PISA. Alcuni degli studenti vincitori di borsa di studio hanno deciso di pagare meno l’affitto della stanza che il Dsu Toscana (azienda regionale per il diritto allo studio universitario) concede loro in proroga per altri sei mesi. Ritengono la misura non meritocratica e così hanno ridotto il bollettino da 165 euro a 128, la somma che era prevista dal bando dell’anno accademico 2010/11. Com’è noto, per i vincitori della borsa sono riservati vari benefici: i due più importanti sono un assegno proporzionale alla fascia di reddito e una stanza nei pensionati del Dsu; in cambio a loro è richiesto di superare un certo numero di esami all’anno. Al termine del periodo della borsa, se lo studente non è ancora laureato, questi può restare nella residenza universitaria per altri sei mesi massimo, ma deve pagare una quota. Il mese di aprile è il termine regolare. E proprio con il bollettino di pagamento di maggio sono cominciati i problemi e le contestazioni.
In un volantino con cui rivendicano l’operazione, quelli che si firmano “studenti autoriducenti” spiegano: «Le sessioni di laurea valide per l’Università sono completamente altre da quelle considerate dal Diritto allo studio. Secondo le retoriche dell’azienda sino ad aprile siamo “meritevoli” perché per tutta la carriera universitaria abbiamo mantenuto la borsa di studio, dal mese scorso nel bel mezzo della stesura della tesi, abbiamo smesso di esserlo». E da questa ricostruzione concludono: «Questa è un’ennesima dimostrazione di come la retorica della meritocrazia incarni solamente dei dispositivi di disciplinamento ed esclusione. La figura solo toscana del “borsista semestrale” rappresenta una uno scimmiottamento del diritto allo studio».
Il Dsu negli anni ha sempre spiegato che il numero di posti letto a disposizione non basta per tutti e quindi che la decisione di far restare chi ancora non ha terminato il curriculum toglie spazio ad altri meritevoli; il compromesso è quello di far pagare ai laureandi una quota inferiore a quella dei prezzi di mercato, ma superiore allo zero cui erano abituati. La risposta degli studenti è sempre stata: allora costruite più residenze universitarie. E il botta e risposta si chiude con la mancanza di fondi: ogni anno la Regione taglia i finanziamenti. Una riunione tenuta la scorsa settimana tra rappresentanti degli studenti e dirigenti del Dsu si è conclusa con un nulla di fatto. Gli autoriducenti chiedono «risposte chiare. Altrimenti non è possibile parlare di dialogo e l’azienda si assuma la responsabilità di un comportamento ben lontano dal suo ruolo di sostegno».
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