Sicurezza
Forza Italia: con la Lega per la riscossa
Raffaella Bonsangue: «Ripartire dai territori con meno personalismi e divisioni, l’esempio della Liguria è quello da seguire»
PISA. La Toscana in genere e Pisa non sono più fortezza rossa e, se ci saranno meno protagonismi e meno divisioni nel centrodestra, quello schieramento potrà conquistarle. In sintesi è questo il succo del ragionamento di Raffaella Bonsangue, capolista di Forza Italia nel collegio di Pisa, dove ha ricevuto 1.977 preferenze. Nonostante il successo personale (alle regionali di domenica è stata la più votata del suo partito) però la formazione berlusconiana non è riuscita a portare consiglieri locali a Firenze.
Avvocato Raffaella Bonsangue, partiamo dalla sua performance: soddisfatta?
«È stata un’operazione a metà. Tutti i candidati hanno dato il massimo impegno. Con poco tempo a disposizione abbiamo fatto quello che dovevamo fare: tornare sul territorio. Non sembri un’espressione scontata: il collegio di Pisa è grandissimo e complesso; girandolo tutto ne abbiamo avuto conferma».
Vediamo l’altra metà...
«Noi abbiamo tenuto, ma speravamo in qualcosa in più. È un momento difficile per tutti, ci sono stati scossoni altrove. Era prevedibile che il voto portasse una caratterizzazione congressuale in altre forze».
Parla del Pd, evidentemente. Da voi cosa ha pesato?
«Gli equilibri interni. Ci sono state nomine senza passaggi congressuali».
Si torna alla legittimazione dal basso. Qual è la sua ricetta per vincere?
«Il territorio, appunto. Meno protagonismi e personalismi. Meno divisioni. La vittoria in Liguria lo dimostra. Dobbiamo rispondere alle aspettative dell’elettorato che chiede meno ambizioni personali, comunque legittime. E proposte e persone credibili».
Questa volta le persone non erano calate dall’alto come nelle scorse regionali: meglio far vincere allora un fiorentino, Giovanni Donzelli, che perdere ora con i pisani?
«Era un’altra legge elettorale e c’erano altri numeri. Questa volta c’era da correre al di là della posizione in lista. Comunque non giocherò mai “alla meno”».
Unità del centrodestra: quando? E con la Lega?
«Forse è presto per parlarne e non so ancora in quali forme, ma è l’unica carta vincente. Abbiamo perso un’occasione e ora è il momento dell’analisi e dell’autocritica. Il nostro elettorato forse voleva una maggiore attenzione su alcuni temi».
L’immigrazione, per esempio...
«L’abbiamo lasciata un po’ scoperta a destra. Ma le soluzioni della Lega non sono proposte che avremmo fatto: noi non asfaltiamo con le ruspe i campi. Inoltre se quel partito ha aspirazioni nazionali deve riflettere ed elaborare un tema come l’identità nazionale».
Pone paletti: sono superabili?
«Non è detto. Speranza e ottimismo sono doverosi».
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