La manifestazione
Roberta, la Procura prepara il ricorso
Entro il 19 giugno l’istanza in Cassazione per chiedere di annullare il proscioglimento di Logli
PISA. rocura al lavoro per preparare il ricorso contro la sentenza di proscioglimento di Antonio Logli dall’accusa di aver ucciso e distrutto il cadavere della moglie, Roberta Ragusa.
Entro il 19 giugno i magistrati inquirenti dovranno consegnare alla Suprema Corte l’atto con il quale chiedono di annullare il proscioglimento e disporre una seconda udienza preliminare davanti a un nuovo giudice. Nel caso in questione non potrà che essere la dottoressa Elsa Iadaresta. Nelle 13 pagine delle motivazioni scritte dal gup, Giuseppe Laghezza che giustifica la sentenza di proscioglimento con l’assenza del corpo di Roberta, la prova che sia morta o si stata uccisa e le testimonianze discordanti dei testi dell’accusa contro Logli, il giudice scrive che non ci sono le condizioni per arrivare a una sentenza di condanna «al di là di ogni ragionevole dubbio: condizione, quest’ultima, che nella specie fa chiaramente difetto finanche sotto il profilo della verificazione dell’evento (morte Ragusa, ndr) in questione». Aggiunge nelle motivazioni: «Se è vero che in processi per omicidio volontario connotati, al pari del presente, dal mancato rinvenimento del corpo della vittima si è addivenuti alla condanna dell’imputato, ciò è avvenuto tuttavia in presenza di emergenze probatorie ben più solide e univoche di quelle acquisite nel caso in esame».
È prematuro anticipare quelle che saranno le argomentazioni della Procura per riportare Logli davanti a un giudice. Ma al di là dei contenuti, un aspetto traspare con maggiore evidenza. L’accusa potrebbe sottolineare una sorta di “eccesso” di motivazioni per spiegare il proscioglimento. Il gup, insomma, sarebbe andato oltre quello che gli veniva chiesto in sede di udienza preliminare al punto da entrare nel merito quasi fossero quelle di una sentenza di assoluzione al termine di un rito abbreviato.
Il codice di procedura penale specifica che «la sentenza di non luogo a procedere non è diretta ad accertare la colpevolezza o l'innocenza dell'imputato, ma ha essenzialmente lo scopo di evitare che giungano alla fase del giudizio vicende in relazione alle quali emerga l'evidente infondatezza dell'accusa. Il giudice dell'udienza preliminare, infatti, è chiamato, non ad accertare la colpevolezza o l'innocenza dell'imputato, bensì a formulare una diagnosi di sostenibilità dell'accusa con specifico riferimento alla tesi che il pm chiede di sostenere in dibattimento». Per il gup mancavano le prove anche per fare il processo. Opposta la tesi della Procura. Deciderà la Cassazione.
"Roberta Ragusa non è a Fiuggi né in altre localita". Lo ricorda Nicodemo Gentile, legale dell'Associazione Penelope Italia, parte civile nel processo a carico di Antonio Logli, non appena lette le motivazioni della sentenza di non luogo a procedere emessa dal Gup di Pisa, che, addirittura, pare non escludere che Roberta Ragusa sia ancora in vita. "La decisione - afferma il legale - è il risultato di una analisi parcellizzata degli elementi probatori, perché incentrata soltanto sull'esame isolato di alcune testimonianze, che andavano invece valutate insieme a tutti gli altri dati esistenti. Una analisi complessiva di tutti gli atti di indagine rende infatti surreale l'ipotesi dell'allontanamento comunque volontario della Ragusa perché la donna non avrebbe mai lasciato i figli per andare in località disparate, tra cui Fiuggi, come indicato in una segnalazione richiamata dal giudice in sentenza. Il ricorso per Cassazione è dunque un atto dovuto".
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