Il Tirreno

Pisa

IL CASO

Alla bambina non vedente viene negato il parco avventura

Fabrizio Palagi
Alla bambina non vedente viene negato il parco avventura

Protagonista dell’episodio accaduto a Fosdinovo la figlia della cantante pisana Petra Magoni. Alla denuncia della madre replicano i responsabili della struttura: rispettiamo le regole di sicurezza

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FOSDINOVO. La bambina non vedente arriva al parco avventura accompagnata da alcuni parenti tra cui la madre, la cantante pisana Petra Magoni. La piccola (anche figlia del noto musicista Stefano Bollani) ha dieci anni e, assicura la mamma ai responsabili della struttura, rimasti un po’ sorpresi dallo stato della ragazzina, è esperta di questo tipo di particolare divertimento dato che ha frequentato altre realtà simili.

Ma ciò pare non essere sufficiente a garantirle l’accesso ai percorsi di corde sospesi a mezz’aria o a quelli su fondo rigido. Perciò niente park adventure, almeno in questo, dove, dicono inflessibili i responsabili «vengono applicate alla lettera le normative europee sulla sicurezza in strutture del genere».

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Per avvalorare la tesi, alla madre viene fornita copia del regolamento, unito all’invito di leggere dettagliatamente le norme su di esso riportate.

Ma ciò non pare essere sufficiente a smorzare le proteste che poi approdano sui social network, suscitando quindi vari tipi di commenti.

Il fatto è accaduto al Parco Avventura che opera poco distante dall’antico maniero dei Malaspina, nelle cui stanze pare sia stato ospitato Dante Alighieri durante una delle sue visite in Lunigiana.

Incertezze storiche e realtà attuali, si assommano dunque nella splendida cornice offerta dalle colline fosdinovesi, in uno dei cui boschi di alte conifere sorge il parco in questione.

«Abbiamo cercato in tutti i modi di far capire alla madre che noi non possiamo in alcun modo assumerci una responsabilità del genere. Non siamo guide ma istruttori-soccoritori e quindi non dobbiamo accompagnare gli utenti del parco nei vari percorsi. Ci sono norme precise, come quella di seguire, dopo una spiegazione fornita sul posto, dei percosi con corde di vario colore alle quali agganciare i moschettoni di cui è dotata l’imbracatura. Chi segue il percorso lo fa perciò in piena autonomia e con l’ausilio delle proprie capacità. Lo abbiamo spiegato in tutti i modi alle tre persone adulte che erano assieme alla ragazzina, tra cui la mamma, ma queste, appena avuto il regolamento, anzichè leggerlo si sono allontanate; poi abbiamo notato che stavano usando i tablet, presumendo quindi che stavano raccontando la loro verità su Facebook».

In effetti la musicista pisana è andata sul suo profilo per denunciare l’accaduto, raccogliendo in breve numerosi commenti. «Mi ha colpito la mancanza di sensibilità degli addetti al parco; in un’altra struttura simile, in Garfagnana, ho ricevuto opposto trattamento. Un episodio spiacevole, ma che per me finisce qui, seppure in modo amaro».

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