Il Tirreno

Pisa

Nel Pd che cambia Nocchi resta fuori

di Giovanni Parlato
Nel Pd che cambia Nocchi resta fuori

Il segretario si dimette, mentre resiste l’inossidabile Pieroni

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PISA. Già intorno alle due di notte di domenica mentre nei seggi si scrutinavano le schede, i renziani si davano appuntamento alla sede del comitato elettorale di Antonio Mazzeo in corso Italia. Arrivavano alla spicciolata anche da Pontedera e dintorni. La finestra del comitato era l'unica accesa fra tante finestre chiuse. I renziani pisani avevano già compreso che Antonio Mazzeo stava cavalcando verso Firenze. Il vento del cambiamento stava portando aria nuova lasciandosi alle spalle personaggi politici di un Partito democratico dilaniato da battaglie intestine sia a livello nazionale che locale.

Aria nuova. Il segretario provinciale del Pd, Francesco Nocchi, sponsorizzato dal deputato ed ex sindaco di Pisa Paolo Fontanelli, arrancava dietro a puledri più veloci come, oltre a Mazzeo, Alessandra Nardini, 27 anni, espressione dei Giovani democratici che sui social media ha organizzato, dietro la regia di Matteo Trapani, una campagna elettorale innovativa. E segnava il passo anche Ivan Ferrucci, ex segretario di federazione e consigliere regionale uscente nonostante fosse sostenuto dallo stesso Enrico Rossi.

I volti nuovi di Mazzeo e Nardini sono l'espressione di una politica pisana che sta cambiando spostando anche equilibri che si prolungavano da anni. Una situazione che era stata messa in evidenza dalle dimissioni di Dario Danti dalla carica di assessore e che avevano causato una crisi di giunta dove la nuova ala renziana del partito aveva fatto sentire il suo peso.

Nocchi sconfitto si dimette. Un peso che si è concretizzato alle regionali con la sconfitta di Franco Nocchi il quale ieri mattina ha diffuso una nota in cui annunciava le dimissioni dalla carica di segretario. "Come candidato - scrive Nocchi - ho subito una sconfitta politica ed ho ottenuto un risultato al di sotto delle mie aspettative. Credo sia naturale rassegnare le mie dimissioni da segretario provinciale del Pd di Pisa, dimissioni che sarebbero state automatiche in caso di elezione, per incompatibilità tra i ruoli di consigliere e segretario. Continuerò ovviamente ad essere un militante del Pd ed a prestare il mio impegno sulle battaglie politiche che ritengo necessarie".

Deluso Paolo Fontanelli. Il deputato, ieri sul suo blog, sul voto in provincia di Pisa ha ammesso che «la delusione è proprio forte. Io ho fatto la battaglia con e per Francesco Nocchi, insieme ad altri. Non ce l'abbiamo fatta». E Fontanelli, sempre lucido nelle sue analisi, coglie il dato nuovo: «Un segno politico credo che sia chiaro: anche nei nostri elettori, in un contesto di forte malessere verso il sistema politico, prevale una richiesta dì novità rispetto alla continuità. E ciò si riverbera anche sui gruppi dirigenti. Certo questo non significa che le reti organizzate di relazioni non contano. Contano eccome! Semmai è il concetto e il peso del partito che conta molto di meno». E il passo successivo sottolinea come sia «indiscutibile la domanda di nuovo che sta nel successo di Alessandra Nardini. In questo senso sento di essere anch'io, più di altri, parte in causa di questa sconfitta, facendo parte del gruppo dirigente da un po' di tempo».

Pieroni l’inossidabile. Tra i volti capaci di resistere al vento del cambiamento troviamo quello di Andrea Pieroni. E' il terzo candidato Pd che entra nel consiglio regionale della Toscana. L'unico politico Pd di lungo corso ad avere raggiunto l'obiettivo. Il suo radicamento nel territorio provinciale è stato superiore agli antagonisti Nocchi e Ferrucci.

Lega Nord, successo inatteso. Queste elezioni resteranno anche per il grande consenso della Lega Nord che porta in consiglio il pontederese Roberto Salvini il quale, grazie anche alla sua omonimia con il ben più noto Matteo Salvini spodesta una pasionaria come Susanna Ceccardi. Secondo il candidato pisano Franco Romagnoli, il successo del partito in terra toscana apre nuovi scenari. «Siamo il secondo partito a livello regionale - commenta Romagnoli - ma anche il primo partito in Toscana che, dopo 40 anni, farà una vera opposizione. Ormai è finito l'inciucio tra Forza Italia e Partito democratico, sono finiti personaggi come Verdini e Parisi. Questo risultato elettorale per noi è una sorta di pit-stop, adesso ripartiamo con una prospettiva nuova».

M5S, base consolidata. E il Movimento 5 Stelle porta in consiglio un volto nuovo, quello di Irene Galletti. «Il consenso che riportiamo - afferma la pisana Valeria Antoni - è ormai consolidato. Trovo destabilizzante l’ascesa della Lega Nord che in città non ha un suo legame. Quello sì, è stato un voto di protesta. E, naturalmente, preoccupa il forte dato dell’astensione».

Toscana a sinistra non fa il salto. Non ha fatto il salto atteso la lista Sì Toscana a sinistra. «Per noi - afferma Dario Danti - erano fondamentali due elementi: da una parte pensavamo di intercettare lo scontento rivolto dagli elettori verso il Pd e da una parte di battere l'astensionismo. I nostri voti hanno colto nel suo bacino, un voto di sinistra che già c'era, infatti, in città, la percentuale non si allontana dal risultato elettorale dell'anno scorso alle europee. Ma il dato più preoccupante resta l'astensionismo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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