Sicurezza
La notte del Commodore 64 a Pisa: vince un geologo
Pietro Curzio si è aggiudicato il “Ghosts'n Goblins su Commodore 64”
PISA. Un sorrisetto beffardo e la soddisfazione di non essersi arrugginito con il tempo, Pietro Curzio, geologo pisano, ha vinto il torneo “Ghosts'n Goblins su Commodore 64” organizzato dal Museo degli Strumenti per il Calcolo dell'Università di Pisa. I giudici non hanno avuto dubbi: con il quarto check-point nel primo livello con 4500 punti PIE (nickname di Pietro nella scorelist) è il campione della terza edizione della “Notte dei vecchi videogiochi”. In giuria, oltre a Giovanni Cignoni e Tommaso Mongelli, entrambi rappresentanti del museo e organizzatori dell'evento, anche Marco Lorenzini, programmatore del collettivo di sviluppo giochi arcade "HungryPixel's Ludiqa".
Ma gli occhi sono tutti sul vincitore: un figlio degli anni 80 che ha passato lunghi pomeriggi della sua adolescenza davanti al televisore insieme agli amici, caricando i giochi con le musicassette e scambiandosi il joystick in modalità “una vita io e una vita te”. Ma tutto questo non è bastato perché la battaglia è stata comunque dura: la concorrenza era agguerrita. Dieci in tutto gli sfidanti, tutti nostalgici over 30. Dopo la prima fase delle eliminatorie a cronometro giocate su un simulatore in un moderno pc, il gran finale si è svolto sul vero Commodore collegato al tubo catodico, come vuole la tradizione. In tre minuti gli sfidanti dovevano raggiungere il punto di salvataggio più distante cercando di totalizzare il punteggio più alto.
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“Quando ci giocavo da piccolo – dice Pietro – non ero così scarso: mi ricordo che riuscivo anche a finirlo. Però è stato troppo divertente giocarci di nuovo; chissà se in casa ce l'ho ancora il Commodore. Dovrei ricercarlo e organizzare dei tornei con gli amici”. Non sarà sicuramente difficile convincerli perché quella nerd/vintage è la moda del momento e il Commodore rappresenta una pietra miliare per un'intera generazione, un culto: l'antesignano dei moderni computer, il padre di tutte le console di giochi. Non è la prima volta che il museo organizza dei revival a tema videogiochi: nella prima edizione era toccato al grande classico Space Invaders, nella seconda al famosissimo Super Mario. Questa volta il tuffo nel passato è servito come scusa per inaugurare la mostra sulla Commodore: una retrospettiva su tutti i vecchi modelli di casa produttrice delle Bahamas chiusa ormai da 21 anni, dai primi esemplari, come il PET, fino al C128, passando per il mitico 64.
"Il Commodore 64 è un simbolo che racconta di quel periodo in cui con i computer si giocava - dice Giovanni Cignoni, giurato del torneo e, più formalmente, docente dell'Università di Pisa – Quelle macchine però sono interessanti, non solo perché molti degli informatici di oggi hanno avuto la folgorazione sulla via di Damasco grazie a questi computer, ma anche perché chi voleva giocare era obbligato a conoscere anche l'ambiente di programmazione: questo creava nell'utente medio una consapevolezza diversa dell'oggetto che si utilizzava. I computer di oggi sono chiusi, ancora di più i dispositivi portatili: se voglio creare un'applicazione mobile, che serva anche solo a me, è necessario innanzitutto che conosca il linguaggio, svilupparla su computer e poi passare attraverso uno store online a pagamento”.
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