Il Tirreno

Pisa

La brigata aerea, l’occhio sul mondo

di Renata Viola

La 46ª celebra l’anniversario del 98º gruppo. Il generale Boi: dove c’è un’emergenza, noi arriviamo

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di Renata Viola

PISA

La 46ª brigata aerea celebra oggi il 75º anniversario del 98º gruppo volo. Insieme al 2º e al 50º gruppo, colonna portante del trasporto aereo dell'aeronautica militare che è sempre più protesa in ambiti internazionali. È l'occasione per tracciare un bilancio degli ultimi due anni di attività della brigata con il suo comanante, il generale Roberto Boi, al Dall'Oro da luglio del 2013. Cinquantadue anni, pilota militare dal 1986, Boi è approdato a Pisa con 2600 ore di volo e un palmares di onorificenze conferite - tra l'altro - per l'attività sostenuta per la liberazione del Kuwait, per le operazioni nell'ex Jugoslavia, per le missioni di pace in Bosnia e nel Golfo Persico. Una presenza autorevole sebbene discreta, un comando all'insegna della professionalità e dell'etica.

Generale, che ruolo ha avuto la Brigata durante gli sbarchi dei profughi nel Mediterraneo?

«Dai centri di accoglienza spesso i migranti devono essere smistati in altre strutture di volontariato disseminate sul territorio nazionale. Noi curiamo il trasporto di queste persone, organizzando veri e propri ponti aerei, che possono durare anche diversi giorni. Queste missioni vengono condotte sempre in coordinamento con altre istituzioni dello Stato».

Siete intervenuti anche in Nepal?

«Recentemente siamo intervenuti in Nepal, a seguito del terribile terremoto. Direi però che l'intervento nelle Filippine, avvenuto alla fine del 2013 per portare aiuti alla popolazione colpita dal tifone Hayian  è stato l'impegno umanitario più lungo e gravoso portato a termine sotto il mio comando. Sono proprio le missioni come quella svolta nelle Filippine, che rendono vivi e tangibili i concetti di etica, competenza e passione che ci animano quotidianamente e che ci aiutano a superare le difficoltà del nostro lavoro».

In quale delle recenti crisi politiche internazionali siete stati coinvolti?

«La cosiddetta "Primavera Araba" ha richiesto un impegno straordinario per i connazionali che chiedevano alle nostre ambasciate di rientrare al più presto in Italia. La stessa cosa è successa in Sud Sudan, dove abbiamo compiuto una attività analoga. Missioni delicate e importantissime per il nostro Paese, che necessitano di grande professionalità sia in fase di pianificazione, che deve avvenire con cura e rapidità, che di esecuzione da parte dei nostri equipaggi».

  Dove siete attualmente presenti? Quali i riconoscimenti più gratificanti?

«Siamo presenti in tutti i teatri operativi. L'elenco sarebbe lungo. Il nostro lavoro è spesso silenzioso, ma incessante. I riconoscimenti ci sono, e fanno estremamente piacere, ci mancherebbe altro. Mi piace ricordare la Medaglia d'Oro al Merito che la Croce Rossa Italiana ci ha voluto conferire nel 2014, per testimoniare la gratitudine per i nostri trasporti sanitari compiuti in soccorso di persone in pericolo di vita o in attesa urgente di trapianto. A parte il fatto che siamo noi ad essere grati alla Croce Rossa per quello che fa tutti i giorni, non posso però nascondere che sono riconoscimenti importantissimi per noi della Brigata, e devono esserlo anche per la città di Pisa: ci danno stimolo e ci riempiono di orgoglio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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