Il dolore
Il preside: poteva accadere ovunque
«Abbiamo avuto un caso di razzismo, dobbiamo lavorare con i ragazzi per aiutarli con l’esempio e la persuasione»
PISA. Il dirigente scolastico dell’istituto in cui una ragazza di 14 anni è stata insultata con sette missive anonime, solo perché brava e nera, scrive una lettera in cui prova a mettere dei punti fermi.
Il passaggio chiave è: «Si poteva fare di più? Certo, sempre. Basta che ci si ricordi che anche i colpevoli sono comunque quattordicenni al primo impatto con la vita». Il testo segue di un giorno le risposte indirette che lo stesso preside (non riveliamo il nome per evitare di riconoscere la scuola e per tutelare la minore) aveva dato ad alcune professoresse del complesso scolastico: in un discorso avuto tra colleghe durante l’intervallo di venerdì, le insegnanti si erano chieste cosa sarebbe successo se la classe della ragazza offesa fosse stata tutta sospesa subito. Sarebbe uscito il nome del colpevole che ancora non confessa? Il dirigente aveva già commentato: «Abbiamo fatto tutto quello che dovevamo, non ci sono stati riscontri e non siamo un potere giudiziario. A un certo punto ci dobbiamo fermare».
Ora affronta la questione da un punto di vista più sociologico: «C’è un fondo malmostoso nel profondo di molti dei nostri giovani che indulgono troppo spesso a comportamenti omertosi e di sopraffazione dell’altro. Nostro dovere è continuare a lavorare con loro per aiutarli a segnare sani confini alle loro azioni, con l’esempio, la persuasione, con le sanzioni quando necessario». E ricostruisce: «Nella mia scuola è accaduto un episodio grave di bullismo e razzismo al tempo stesso. Stampa e tv ne hanno parlato, in maniera sommessa all’inizio, forse eccessiva dopo la presenza dei carabinieri nell’istituto. Dato che i coinvolti nella vicenda sono minori, credo sia utile raffreddare gli animi e ragionare a mente fredda, senza indulgere a semplificazioni». Di sicuro c’è una cosa: «Offese e ingiurie oltretutto anonime non dovrebbero esserci nel bagaglio degli adolescenti ma, purtroppo, ormai ne fanno largamente parte. Vari i motivi profondi: famiglie disastrate, incapacità da parte degli adulti di dire dei no a bambini e ragazzi, narcisismo dilagante, disfunzione dei corpi intermedi della società e un mondo degli adulti tutt’altro che esemplare».
Una causa potrebbe essere anche la tecnologia: «Soprattutto un orizzonte temporale dei nostri ragazzi sempre più appiattito su una sottile linea di presente scandita da un continuo chattare o inviarsi sms, poverissimo di letture e senza progetti per il futuro». Le conseguenze? «Assistiamo a fenomeni del tutto nuovi: bullismo femminile verbale e fisico, accettazione da parte delle adolescenti di modelli di rapporto che cancellano anni di conquiste femminili, ritorno nei ragazzi a modelli maschili tradizionali». Il preside si chiede «cosa fa la scuola, cosa ha fatto»? Ed elenca: «Ha cercato di supplire a tante carenze nell’ambiente circostante. Lo ha fatto, non da ieri ma dall’altro ieri. Mentre si parlava sui giornali dei fatti citati, andavo con i miei docenti in cerca di un piccolo finanziamento per un progetto a favore degli anziani di alcune case di riposo di Pisa e proprio in questi giorni si è concluso un altro progetto, durato tutto l’anno, che ha visto insieme allievi disabili anche gravi e normodotati; progetti che si rinnovano ogni anno. Una bellissima esperienza per tutti». E per sensibilizzare ed educare alle differenze «non conto le iniziative su razzismo, shoah e sui problemi della pace che abbiamo fatto in tutti questi anni, curriculari ed extra. Siamo particolarmente bravi, quindi? No, facciamo quello che fanno tante scuole italiane impegnate a insegnare un pensiero critico e ad accettare la diversità. Ma questo non è né sarà mai sufficiente a impedire situazioni come quella che si è creata. Del resto, fatti di cronaca ben più gravi sono avvenuti in questi giorni. Possono capitare ovunque».
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