Attenzione
Andrea Buscemi, scontro tra legali e un rebus nelle indagini
L’attore sotto processo per stalking ai danni di una ex non può avvicinare due testimoni perché le avrebbe minacciate, in un caso tramite un complice
PISA. Gli avvocati dell’attore Andrea Buscemi preparano le contromosse dopo il divieto, opposto a quest’ultimo, di contattare due testimoni del processo che lo vede imputato per stalking. Mentre i legali della parte offesa - Patrizia Pagliarone - ritengono che il dibattimento stia prendendo una piega a loro favorevole e meditano di rinunciare a qualche testimone per arrivare prima a sentenza. Porta questi risultati l’udienza di venerdì scorso, celebrata davanti al giudice monocratico Paola Giovannelli. Giornata movimentata per due motivi: l’assenza di Buscemi, con la decisione di ordinare una visita medica; e la richiesta del pubblico ministero Aldo Mantovani per l’applicazione di misure cautelari come il divieto di avvicinamento e comunicazione con due testimoni. Il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Laghezza le ha accolte.
Andiamo con ordine: Rubina Colombini, uno dei due difensori di Buscemi (l’altro è Carlo Di Bugno), ha presentato un certificato medico che diagnosticava una lombalgia dell’imputato, annunciandone l’assenza. Il giudice ha emesso ordinanza per la visita di un medico e dei carabinieri nella residenza di Buscemi a Viareggio. La relazione medica non valutava la patologia tale da giustificare un legittimo impedimento e a quel punto Giovannelli ha cominciato a scorrere la lista dei dieci testimoni presentati dalla parte offesa. Colombini giudica «giusta la visita fiscale, perché si fece anche per Pagliarone», ma racconta che «ci è dispiaciuto tantissimo: Andrea ha seguito persino le udienze tecniche e avrebbe voluto affrontare l’udienza. Era disperato».
Passiamo alle misure cautelari: secondo l’accusa, Buscemi avrebbe minacciato due testimoni per indurle a non presentarsi o a mentire davanti al giudice. In un caso, la telefonata a una ex dell’attore sarebbe partita da un complice di Buscemi; in un altro caso, la vicina di casa di Pagliarone sarebbe stata minacciata direttamente dall’imputato. C’è un piccolo giallo: Colombini giovedì ha chiesto un aggiornamento del casellario giudiziale e «allo stato il mio assistito non risulta indagato per queste nuove ipotesi di reato». Mentre Maria Concetta Gugliotta, avvocato di Pagliarone (l’altro è Federica Mondani) parla di «indagine per intralcio alla giustizia, violenza privata e reato continuato». Nel merito, per la difesa le testimoni e il complice sono «una donna che vive a Roma, una donna anziana (e non vedo come possa avvicinarle) e un amico comune; inoltre una di queste signore ci risulta che abbia contattato Andrea. Valuteremo come comportarci». Mentre Gugliotta ritiene che ci siano elementi per certificare «una pericolosità sociale dell’imputato: di questi, insieme al comportamento processuale, si dovrà tenere conto». Intanto dall’esame dei testi «secondo me risulta abbastanza dimostrata la fattispecie del reato: lo stalking e le prevaricazioni; è stato pure ascoltato l’investigatore privato chiamato da Buscemi, che conferma i pedinamenti. Siamo molto soddisfatti dell’istruttoria e abbiamo verbalizzato che possiamo rinunciare ai sei testi mancanti, per rendere il processo più celere».
Nulla di nuovo secondo Colombini: «Purtroppo la prima parte di un dibattimento è così, con i testi dell’accusa che hanno detto tutti le stesse cose. Quando arriveranno i nostri, emergeranno nuove circostanze».
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