Il dolore
Il giudice: non c’è prova dell’omicidio
Depositate le motivazioni della sentenza che assolve Logli, per il gup Laghezza le testimonianze contro di lui erano deboli
PISA. A una manciata di minuti dalla chiusura della cancelleria, il giudice delle udienze preliminari Giuseppe Laghezza nella tarda mattinata di ieri ha depositato le motivazioni con le quali spiega le ragioni della sentenza di proscioglimento con il non luogo a procedere nei confronti di Antonio Logli, accusato di omicidio volontario e distruzione di cadavere, quello della moglie Roberta Ragusa. Un mistero iniziato nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 e che resiste a oltre tre anni di indagini. Quella notte l’imprenditrice di San Giuliano Terme, 44 anni, sparì nel nulla.
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Le parti processuali, dalla Procura alle parti civili fino al legale dell'imputato, l'avvocato Roberto Cavani, non hanno acquisito copia delle carte.
La chiusura pomeridiana della cancelleria e l'apertura prevista per stamani, ma solo per il deposito di atti urgenti, rimanda a lunedì primo giugno l'accesso a tutti i documenti tanto attesi per capire la base giuridica del ragionamento che il pomeriggio del 6 marzo scorso ha portato a una sentenza dall'esito sorprendente per tutti: Logli è stato prosciolto perché il fatto non sussiste.
Tuttavia, secondo quanto è stato possibile apprendere nel pomeriggio di ieri, per il gup c’è insussistenza dei fatti contestati, apparendo gli elementi acquisiti agli atti insufficienti, contraddittori o comunque inidonei a sostenere l'accusa in giudizio.
Nel pronunciare la sentenza di non luogo a procedere, il giudice ritiene anche che le risultanze processuali non consentano di ritenere raggiunta neppure la prova dell'effettiva verificazione dell'omicidio. Insomma, non c’è nemmeno la prova dell’omicidio e Roberta Ragusa potrebbe essere ancora viva.
Inoltre le testimonianze che avrebbero dovuto contribuire a inchiodare Logli appaiono palesemente deficitarie: lo scrive il gup di Pisa nelle motivazioni della sentenza con cui l'uomo stato prosciolto dalle accuse di omicidio e distruzione di cadavere.
Nelle motivazioni si prendono in particolare in esame le dichiarazioni di Loris Gozzi, della moglie Anita Gombi, Silvana Piampiani e Filippo Campisi.
Secondo il giudice, il fatto che le loro testimonianze siano deficitarie è dovuto sia alla loro contraddittorietà e in certi casi inverosimiglianza, sia all'obiettiva insufficienza dei fatti riferiti a integrare la prova di una lite tra marito e moglie che sarebbe sfociata poi nell'omicidio di Roberta Ragusa.
Stanto al giudice Laghezza, le dichiarazioni che furono rese da Loris Gozi in sede di incidente probatorio non appaiono ragionevolmente suscettibili di essere arricchite mediante il rinnovo o l'integrazione della prova già assunta e sono comunque palesemente insufficienti, anche a prescindere dalle molteplici reticenze e discordanze da cui appaiono connotate a integrare la prova dell'avvenuta uccisione di Roberta Ragusa.
E questo perché, sempre secondo il giudice, da esse non si ricava null'altro che quella notte vi è stato un alterco tra un uomo e una donna non meglio identificati, seguito dal caricamento di quest'ultima su un'auto (forse un Citroen C3) di colore chiaro di cui non è stato neppure identificato il numero di targa e, di conseguenza, il proprietario.
Infine, Laghezza precisa che nei confronti di Antonio Logli non si può, allo stato, arrivare alla pronuncia di una sentenza di condanna al di là di ogni ragionevole dubbio per l'insufficienza e non univocità degli elementi e per di più in mancanza del rinvenimento del corpo privo di vita di sua moglie.
Secondo il giudice, il quadro probatorio appare insoddisfacente non solo sotto il profilo del raggiungimento della compiuta dimostrazione della morte violenta, ma anche per una complessiva fragilità degli elementi indiziari.
Opinione tuttavia non condivisa dalla Procura che aveva già preannunciato ricorso e che, anche alla luce delle motivazioni, stando a quanto si apprende, imboccherà questa strada per tentare di dimostrare, come disse il procuratore Antonio Giaconi in udienza preliminare, «che Logli è abituato a dissimulare qualsiasi emozione ed è capace di tenere nascosto anche ai familiari più intimi una relazione clandestina pluriennale che una volta scoperta dalla moglie gli sarebbe costata carissimo sul piano economico e affettivo». La storia quindi si arricchisce di un nuovo capitolo e non è certo conclusa.
Il verdetto del giudice ha anche lasciato aperto uno scenario su una possibile esistenza in vita di Roberta.
La Procura ha già annunciato il ricorso in Cassazione - dovrà farlo entro 15 giorni dal deposito - contro il proscioglimento di Antonio Logli.
Se i giudici della Suprema Corte dovessero accogliere l'istanza dell'ufficio inquirente, l'udienza preliminare per esaminare la richiesta di rinvio a giudizio finirebbe sul tavolo del gup, Elsa Iadaresta, l'unico giudice mai chiamato a intervenire nelle fasi di indagini sulla scomparsa di Roberta Ragusa.
Al contrario, in caso di rigetto del ricorso, Logli incasserà un proscioglimento che gli evita un processo, ma lascia intatto l'interrogativo su che fine abbia fatto sua moglie.
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