Il dolore
Confessa il delitto della prostituta
Già in carcere per la rapina a una trans, ora è accusato anche di aver ucciso una nigeriana in pineta
PISA. Gli inquirenti non hanno dubbi: quel gigante alto 1.95 ha sferrato 14 coltellate a Iriagbonse Eghianruwa, la prostituta nigeriana domiciliata a Empoli e uccisa il 31 marzo nella pineta di Vecchiano. Il gigante è Rahhal Idrissi un marocchino clandestino di 32 anni arrestato dai carabinieri di Pisa. Lui, braccato ed isolato da tutti, ha confessato innanzi al sostituto procuratore Lydia Pagnini giustificando dell’efferatezza del gesto perché «la nigeriana avrebbe reagito» ad un rapporto sessuale non finito, non consumato, non pagato. «Avrebbe anche solo potuto darle una spinta, lui così alto e corpulento ed invece si è accanito con 14 coltellate», ha detto il comandate provinciale dei carabinieri Andrea Brancadoro. Il marocchino ha confessato ma il suo gesto non è stato né spontaneo né motivato da nobili intenti. «Rahhal Idrissi era già stato oggetto di intercettazioni ambientali nel carcere Don Bosco dove ai compagni di cella aveva raccontato dell’omicidio della nigeriana», dice il procuratore Antonio Giaconi. Parlava ai suo compagni in arabo pensando che nessuno capisse o lo ascoltasse. Ma come hanno fatto i carabinieri a mettersi sulle tracce del marocchino che da appena un anno in Italia aveva già una lunga lista di reati: rapina, furto e violenza perpetrati su prostitute e transessuali?
Le briciole seguite dai carabinieri sono state uno scontrino e le telecamere della Unicoop di Torre del Lago, i jeans ancora intrisi di sangue ed il furto di un cellulare ai danni di una transessuale brasiliano. Quest’ultima esercitava il meretricio proprio nella stessa zona dove è morta la nigeriana ed ha riconosciuto dalle foto segnaletiche quell’uomo che si aggirava per le pinete con il coltello. I carabinieri lo sono andati ad acciuffare in una zona collinare dietro Rosignano dove si faceva scudo di una comunità di pastori marocchini. Dal carcere di Livorno è stato tradotto a quello di Pisa. Gli indizi contro di lui erano troppi e circostanziati.
«Sul luogo dell’omicidio, al primo sopralluogo, era stato trovato uno scontrino rilasciato dalla Unicoop di Torre del Lago, scontrino battuto alle 11 per tre birre», dicono i carabinieri. Le immagini delle telecamere del supermercato ed i numerosi riconoscimenti da parte delle amiche e colleghe della nigeriana uccisa hanno fatto convergere le indagini sul volto del marocchino. Un altro tassello fondamentale per circoscrivere i sospetti ed indagare a fondo su un unico personaggio è stato quello dei jeans sporchi di sangue al momento del primo arresto.
«Avremo presto un duplice riscontro – dicono i carabinieri – e cioè che quel sangue è del marocchino arrestato e che i liquidi biologici rinvenuti sulla nigeriana appartengono proprio a lui». I rilievi in questo caso sono stati affidati al Ris di Roma ed a breve ci saranno i risultati. Ma è stato proprio questa mossa e cioè l'invio delle tracce biologiche al Ris di Roma, a convincere l'accusato a confessare, il 9 maggio, il delitto.
C’è un altro aspetto della vicenda da risolvere. Il corpo di Iriagbonse Eghianruwa è ancora all'obitorio. Difficile è il rimpatrio della salma perché la donna aveva dato otto alias. Il primo nome rilasciato alla prima foto segnalazione, secondo gli inquirenti, è quello vero. Di certo la donna, ha una sorellastra nigeriana che vive propria a Pisa e questa sorellastra dovrebbe fare da ponte, con la famiglia originaria della Nigeria. La cooperativa Arnera che gestisce il progetto Sally che assiste le prostitute di strada, è certa che la donna avesse almeno due figli in Nigeria, uno di questi in procinto di laureasi in Medicina.
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