Sicurezza
Stretta nelle indagini, 25 sotto torchio
Carabinieri nell’istituto frequentato dalla ragazzina vittima degli insulti: acquisiti i cellulari e le password dei social
PISA. Una giornata interminabile. Se invece di presentarsi davanti a un ufficiale dei carabinieri, si fossero presentati davanti a un prof per essere interrogati, l’attesa e la tensione non sarebbe stata così lunga.
Tutti gli studenti della classe dell’istituto superiore frequentato dalla ragazzina senegalese destinataria di lettere con insulti razzisti sono stati ascoltati ieri, uno alla volta. Compresa la quattordicenne di colore. L’ultimo studente a rispondere alle domande degli investigatori è uscito da scuola dopo le 14,30. Gli alunni (cinque ragazzi e venti ragazze, tutti minorenni) hanno consegnato ai carabinieri il proprio cellulare con la sim e comunicato la password dei social network che utilizzano. I militari hanno perquisito all’interno degli zaini, sfogliato diari e libri.
«Non ci sono indagati, il procedimento è a carico di ignoti, stiamo lavorando a 360 gradi», afferma il tenente Andrea Barbieri, comandante del Nucleo radiomobile e attualmente comandante della Compagnia dei carabinieri di Pisa. Una decina sono stati i militari che, ieri mattina, si sono presentati davanti alla scuola. Su delega della procura minorile di Firenze dovevano eseguire alcune perquisizioni (la stessa acquisizione di una password rientra fra le perquisizioni). I militari erano sia in borghese che in divisa. Prima di procedere, hanno informato il dirigente scolastico.
Gli studenti sono rimasti all’interno della classe ed è stato spiegato loro il motivo della presenza dei carabinieri. Sono rimasti all’interno dell’aula, mentre con loro, senza mai perderli di vista, un carabiniere in borghese. Ogni studente è stato ascoltato singolarmente in una stanza vicino la presidenza alla presenza di un insegnante o dei genitori. In un caso, avvisato dai genitori, hanno raggiunto la scuola due avvocati, Tommaso Confortini e Carlo Porcaro D’Ambrosio (ma solo per cautela), mentre la mamma di una studentessa è andata in caserma per riferire alcune circostanze che potrebbero risultare utili alle indagini. Tutti gli altri ragazzi sono stati ascoltati alla presenza di almeno un docente.
Durante i colloqui, gli alunni in aula sono sempre stati tenuti d'occhio dai carabinieri (perfino accompagnati in bagno) per evitare che alcuni potessero concordare le versioni da riferire agli inquirenti. È stata ascoltata anche la ragazzina senegalese e anche a lei i carabinieri hanno sequestrato il cellulare e la password. La studentessa ha lasciato la scuola intorno alle 12.45. Le prime lettere anonime inviate alla studentessa senegalese risalgono all'inizio di aprile. Sono sette in tutto i messaggi razzisti ricevuti dalla senegalese presa di mira soprattutto perché brava a scuola. L'ultimo biglietto anonimo abbandonato sul suo banco risale alla scorsa settimana scritto a mano. Conteneva anche una sfida agli inquirenti: «Ti sei rivolta alla stampa - c'era scritto - ma né te né i carabinieri mi troveranno mai». In precedenza, le altre lettere risultano scritte a mano e al computer. La studentessa trovò anche alcune pagine di libri e quaderni strappate. In uno dei primi biglietti offensivi l'anonimo razzista scrisse: «Non si è mai visto una negra che prende 10 a diritto» e alcuni apprezzamenti sessuali «hai un bel didietro ma purtroppo sei nata sporca».
E la scorsa settimana, all’interno della classe, una studentessa è stata vittima non di offese razziali, ma di un furto di 25 euro.
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