Il Tirreno

Pisa

Caso Ragusa, il Gip: contro il marito testimonianze deficitarie

Antonio Logli
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Antonio Logli

Il giudice: insufficienza e non univocità degli elementi e per di più in mancanza del rinvenimento del corpo privo di vita di sua moglie

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PISA. Le testimonianze che avrebbero dovuto contribuire a inchiodare Antonio Logli, marito di Roberta Ragusa, la donna scomparsa nel Pisano la notte tra il 12 ed il 13 gennaio 2012, appaiono palesemente deficitarie: lo scrive il gip di Pisa nelle motivazioni della sentenza con cui l'uomo è stato prosciolto dalle accuse di omicidio e distruzione di cadavere.

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Nelle motivazioni si prendono in particolare in esame le dichiarazioni di Loris Gozzi, della moglie Anita Gombi, Silvana Piampiani e Filippo Campisi.

Il fatto che le loro testimonianze siano deficitarie dovuto alla "loro contraddittorietà e in certi casi inverosimiglianza" sia all'"obiettiva insufficienza dei fatti riferiti a integrare la prova" di una lite tra marito e moglie che sarebbe sfociata poi nell'omicidio di Roberta Ragusa.

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Secondo il giudice Giuseppe Laghezza le dichiarazioni rese da Loris Gozi in sede di incidente probatorio "non appaiono ragionevolmente suscettibili di essere arricchite mediante il rinnovo o l'integrazione della prova già assunta" e "sono comunque palesemente insufficienti anche a prescindere dalle molteplici reticenze e discordanze da cui appaiono connotate a integrare la prova dell'avvenuta uccisione di Roberta Ragusa" perché secondo il giudice "da esse non si ricava null'altro che quella notte vi è stato un alterco tra un uomo e una donna non meglio identificati, seguito dal caricamento di quest'ultima su un'auto (forse un Citroen C3) di colore chiaro di cui non è stato neppure identificato il numero di targa e, di conseguenza, il proprietario".

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Infine, Laghezza precisa che nei confronti di Logli non si può, allo stato, "addivenire alla pronuncia di sentenza di condanna al di là di ogni ragionevole dubbio" per "l'insufficienza e non univocità degli elementi e per di più in mancanza del rinvenimento del corpo privo di vita" di sua moglie. Secondo il giudice, "il quadro probatorio appare insoddisfacente sotto il profilo del raggiungimento della compiuta dimostrazione della morte violenta" ma anche per una complessiva fragilità degli elementi indiziari. Opinione tuttavia non condivisa dalla procura che aveva già preannunciato ricorso in appello e che, anche la luce delle motivazioni, stando a quanto si apprende, imboccherà questa strada per tentare di dimostrare, come disse il procuratore Antonio Giaconi in udienza preliminare, "che Logli è un bugiardo abituato a dissimulare qualsiasi emozione e capace di tenere nascosto anche ai familiari più intimi una relazione clandestina pluriennale che una volta scoperta dalla moglie gli sarebbe costata carissimo sul piano economico e affettivo". La storia quindi si arricchisce di un nuovo capitolo e non è certo conclusa.

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di Redazione web