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Ragazzi insultati a scuola tanti i casi non denunciati
La segnalazione della comunità senegalese dopo le offese alla connazionale Cgil: «L’istituto doveva prendere certe decisioni prima di arrivare ai carabinieri»
PISA. Non è un caso isolato quello della 14enne bersaglio di insulti razzisti a scuola attraverso lettere anonime (nella foto). Altre storie in provincia hanno avuto contesti simili, ma senza mai deflagrare nelle cronache. Soprattutto i bimbi di colore adottati hanno dovuto sopportare le angherie dei compagni di classe. Ma anche romeni e albanesi. Solo che non vengono denunciati alle forze dell’ordine.
Che da tempo si viva un’atmosfera di irritazione verso gli immigrati, e l’ambiente scolastico purtroppo non è una zona franca, è una delle degenerazioni denunciate ieri mattina dalla Cgil.
Il segretario provinciale, Gianfranco Francese con le sindacaliste Tania Benvenuti della segreteria, e Mimma Lai della Flc, e il presidente della comunità senegalese provinciale, Matar Ndiaye, non si sono limitati a esprimere solidarietà alla famiglia della ragazza, auspicando la risoluzione del caso, ma hanno anche incalzato il Comune e gli enti locali in generale a ripristinare un rapporto con il mondo dell’immigrazione che, a loro dire, si è nel tempo raffreddato.
«A Pisa sono spariti i mediatori culturali» è una delle lacune segnalate da sindacato e comunità senegalese che in provincia conta almeno 15.000 persone.
Una stoccata è stata riservata anche alla dirigenza scolastica dell’istituto dove studia la ragazza.
«Certe decisioni andavano prese all’interno della scuola prima che se ne occupassero i carabinieri» sottolinea Mimma Lai riguardo alle lettere recapitate alla 14enne e non girate subito agli investigatori. Prima c’è stata un’indagine scolastica che non ha portato a niente.
La denuncia ai carabinieri e la decisione del padre di raccontare al “Tirreno” i soprusi subìti dalla figlia sono stati la molla di una presa di coscienza che, al contrario, non ci sarebbe stata con le reazioni a catena anche a livello nazionale.
Per Francese il tema dell’immigrazione fa parte del Dna della Cgil e l’episodio della studentessa «è frutto anche del clima avvelenato che si respira nel Paese con una propaganda razzista e xenofoba che agisce sulle menti fragili di adolescenti in via di formazione. Il tema dell’immigrazione va connotato nel sociale e non come problema di repressione».
Tante amiche italiane hanno inviato disegni e lettere di solidarietà alla 14enne. «All’origine della vicenda della 14enne – aggiunge Ndiaye – c’è una mancanza di dialogo. Più che assenza di integrazione viene meno l’interazione. Vogliamo sentirci parte integrante della comunità pisana. Il mio sogno è vivere in una città dove un giorno possa anche io diventare sindaco. Spero che si scopra la verità e che ci sia giustizia. Ho parlato con il babbo. Lui crede nella giustizia italiana. Nel suo intervento in classe dei giorni scorsi ha cercato di far capire ai ragazzi che fino a che c’è paura e distacco non ci può essere dialogo. Era addolorato, ma provava a ricucire con gli studenti». Bersagliata dai primi di aprile e offesa perché brava con l’ “aggravante” del colore della pelle, la ragazza senegalese mostra una tranquillità apparente.
«È evidente che questo clamore rischia di distrarre dallo studio la studentessa» spiega il referente della comunità africana.
«Per costruire un clima di interazione servono messaggi diversi da quelli attuali perlopiù impostati sulla discriminazione» è l’opinione di Mimma Lai.
Infine, la proposta di Francese che, con la comunità senegalese, ha in animo di organizzare una sorta di incontro conviviale e aggregativo per la prossima settimana: «Vorremmo fare qualcosa per mettere insieme genitori e figli, non solo quelli iscritti alla scuola della ragazza».
Pietro Barghigiani
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