Sicurezza
Le lettere del corvo messe a confronto con i temi dei ragazzi
Comparazione calligrafica sulle similitudine nella scrittura. Allieva vista allontanarsi prima di trovare la settima missiva
PISA. Il corvo è rimasto in silenzio. La sfida di lasciare un’altra lettera anonima contro la studentessa senegalese è rimasta circoscritta all’episodio di giovedì mattina 21 maggio. Ma non è detto che l’autore o gli autori restino muti ancora per molto. Se da un lato aver portato alla luce il caso ha dato impulso alle indagini, dall’altro il clamore sulla vicenda potrebbe aver “congelato” le eventuali future lettere con offese razziste. Una visibilità che non agevola gli investigatori che, come annunciato, in un primo momento oltre a sentire gli allievi della classe procederanno a una comparazione calligrafica. Quello che è stato vergato sui fogli di carta, ancorché sporcato nella possibile alterazione della scrittura, verrà messo a confronto con i temi elaborati in classe dai ragazzi. E già quello potrebbe rappresentare uno spunto di partenza.
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C’è poi un altro aspetto su cui i carabinieri stanno lavorando coordinati dalla Procura del Tribunale per i minorenni di Firenze. Giovedì mattina, poco prima della scoperta della settima lettera (altre ne erano arrivate alla 14enne, ma erano state strappate, ndr), una ragazza è stata vista allontanarsi dalla classe frequentata dalla ragazza, in Italia dal 2008. Un aggancio, nulla di più, ma comunque sufficiente per allargare il raggio d’azione rispetto a quei quattro nomi, tre maschi e una femmina, già in possesso degli inquirenti che dalla prossima settimana inizieranno a sentire i ragazzi come persone informate sui fatti. Il preside ha annunciato che a questo punto i pentimenti tardivi non saranno accettati. E che una volta identificati autore o autori oltre alla sospensione rischierebbero persino la bocciatura.
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L’origine della settima lettera è un misto di sfida e accanimento contro la ragazza. «Il tuo è un sogno che non diventerà mai realtà – esordisce l’anonimo –. Rassegnati!! Avvocatessa (nome della ragazza, ndr). Lo sai che sei la mia negretta preferita?? E' stata una buona idea la stampa. Però devi sapere che anche loro fingono di volerti aiutare ma in realtà fingono perché loro vogliono solo i soldini... Il bello di tutta questa storia è che voi non saprete mai chi sono e neanche quelli stronzi dei carabinieri... La (nome della docente di diritto, ndr) e gli altri prof possono solo fare supposizioni. Le accuse come sono cadute un'altra volta cadranno. Tu un'avvocatessa non potrai mai diventarlo perché un negro avvocato non si è mai visto e tu di sicuro non lo diventerai perché nessuno è disposto a farsi difendere da una negra».
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Lascia pensare a una mente che non appartenga a una prima classe delle superiore quell’invidia degenerata in insulti razzisti, ma che viene reiterata con questa sfrontatezza. Intanto, la famiglia sta affrontando la vicenda con relativa tranquillità apparente. Giovedì 21 la studentessa ha parlato con il provveditore agli studi, Luigi Sebastiani. «Ho trovato una ragazza più matura della sua età – dice il dirigente –. Di sicuro per la delicatezza della faccenda è opportuno procedere con cautela». Venerdì 22 maggio, invece, è stato il padre a presentarsi negli uffici del provveditorato in via Pascoli. «Ho avuto l’impressione di una famiglia unita – conclude – e di un padre che è davvero un gran brava persona. È questa unità familiare che dà forza a tutti, a cominciare dalla ragazza, per affrontare e, speriamo superare, questo difficile momento. Certo, arrivare a scoprire il responsabile o i responsabili aiuterebbe a chiudere questa bruttissima storia».
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