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Pisa

Arrivano altri 15 militari per garantire la sicurezza

Arrivano altri 15 militari per garantire la sicurezza

Il questore: meno agenti negli uffici e più in strada. Reati in calo da gennaio 2015 L’appello ai cittadini per collaborare da soli o in gruppo con le forze dell’ordine

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PISA. Più poliziotti in strada e meno in ufficio con l'arrivo di altri 15 militari in aggiunta ai 20 già schierati nei punti sensibili della città.

Il questore Alberto Francini, da poco al comando della polizia in provincia, anticipa quelle che saranno le linee guida della gestione degli uffici di via Lalli. I punti cardine della sua azione sono la massimizzazione del controllo del territorio; il coinvolgimento della questura nello stimolare un corretto coinvolgimento dei cittadini, sia in forma singola che associata, nella partecipazione al mantenimento di condizioni di sicurezza urbana; la radicalizzazione della cultura del coordinamento fra le forze di polizia

Arrivano altri militari. «Il primo punto spero di realizzarlo privilegiando nell' assegnazione delle risorse il controllo del territorio – ha detto ieri alla festa della polizia alla caserma Mameli –. Non firmerò un solo trasferimento dal quel settore senza aver trovato almeno un' altra risorsa sostitutiva. Venti militari della Folgore lavorano già insieme a noi per compiti di controllo a obiettivi sensibili, sgravando gradatamente i poliziotti da compiti più statici per riversarli in servizi più efficaci dal punto di vista della prevenzione e repressione. Altri 15 probabilmente ci verranno assegnati nei prossimi giorni. Tutto questo significa più poliziotti per strada e meno in ufficio». Annunciati poi diversi incontri con i sindaci con la partecipazione a dibattiti e seminari con i cittadini e il coinvolgimento della scuola sui temi della legalità e della sicurezza.

«Il Nucleo Prevenzione Crimine di Firenze ha quasi raddoppiato la sua presenza sul territorio consentendoci di destinare risorse anche in provincia – ha aggiunto –. Il reparto Mobile è ormai una presenza fissa nelle occasioni rilevanti di ordine pubblico».

I reati. Per il questore «lo stato della sicurezza nella nostra provincia, dal punto di vista meramente statistico, è positivo. In particolare sul fronte dei reati predatori, che peraltro sono quelli che maggiormente incidono sulla percezione di insicurezza. Siamo, infatti, appena sotto i numeri dello scorso anno per quanto riguarda le rapine, mentre i furti sono leggermente aumentati di circa 2 punti percentuali, quindi l' incremento non è particolarmente significativo».

Il trend del primo quadrimestre di quest' anno è nettamente in controtendenza con un meno 41 per cento, da 7088 a 5027 di reati denunciati, «tanto da alimentare un cauto ottimismo per l' immediato futuro» ha sottolineato il questore.

Spaccio e abusivi. Lo spaccio di sostanze stupefacenti e la vendita abusiva di alcolici sono, invece, fenomeni che affliggono in modo pesante questa città e «sui quali occorrerà concentrarsi molto, pur sapendo che l'incidenza e la diffusione del problema sono direttamente proporzionali alla tipologia prevalente di popolazione residente nel centro storico. Anche qui la lotta al fenomeno deve basarsi su una sinergia tra il momento repressivo e quello di un' opera di sensibilizzazione intelligente, aperta e corretta sull' uso e sull' abuso di tali sostanze».

Infiltrazioni. Il questore, senza fare allarmismi, invita tutti a tenere sempre alta l'attenzione contro il fenomeno delle infiltrazioni della criminalità organizzata, che si realizza sempre di più attraverso interventi sommersi di acquisizioni commerciali, immobiliari e finanziarie.

«Senza riferirmi a situazioni specifiche, tuttavia il fatto che organizzazioni mafiose possano avere interesse ad operare sul tessuto economico di questa provincia, che certo non può dirsi povero, mi sembra una cosa abbastanza probabile – ha dichiarato –. Non deve passare sotto silenzio. L'attenzione della prefettura, della magistratura e delle forze di polizia, particolarmente di quelle specializzate al suo contrasto, non verrà mai meno. Peraltro, nessuno si illuda che contro l' illegalità basti un'azione di contrasto dell' apparato preventivo e repressivo dello Stato. La lotta alla criminalità comune e organizzata passa da una vigilanza costante sul fenomeno da parte della società civile e anche di quella religiosa, espressa attraverso i rappresentanti politico istituzionali, soprattutto i sindaci, che devono quanto meno denunciare apertamente ogni pur piccolo sospetto del fenomeno, essendo loro per definizione i rappresentanti della comunità locale. Come pure chiedo vigilanza e denuncia alle associazioni di categoria, ai sindacati, al volontariato di settore, ai comitati di cittadini».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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