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«Farai la badante», diventa imprenditrice

«Farai la badante», diventa imprenditrice

La storia di Bridget Fomundam: quando arrivò dal Camerun le dissero che era priva di sbocchi

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PISA. «Questa ragazza si deve fare coraggio perché non sarà qualche balordo a mandarla via da scuola, né riuscirà a cancellare i suoi sogni». Bridget Fomundam ha 47 anni ed è un'insegnante di lingua inglese. Nata a Bamenda, in Camerun, ottava di nove figli, dopo il diploma liceale, si è iscritta alla facoltà di lingue e letteratura del suo paese, completando gli studi a Besancon, in Francia. Tornata nel paese africano per perfezionare la sua formazione ed avviarsi all'insegnamento, 19 anni fa è volata a Pisa per ricongiungersi con il marito Daniel, ingegnere elettronico di origini camerunensi, uno dei primi africani a laurearsi all'Università di Pisa. «Quando sono arrivata in Italia – racconta - mi dicevano che l'unica possibilità di lavoro per una donna di colore era quella di fare la badante». Con tenacia e determinazione, Fomundam è riuscita invece a trasformare la sua vita in un esempio di integrazione, capovolgendo i classici schemi dell'immigrazione e del rapporto con il paese ospitante. Dopo aver lavorato in diverse scuole private, Fomundam, nel 2001, ha fondato il centro di lingua inglese “Rainbow” di via Chiarugi, dando lavoro a cinque insegnanti madre lingua (provenienti da Stati Uniti, Canada, Inghilterra) e ad una segretaria italiana. Ha dato inoltre vita a progetti di educazione alla lingua inglese in una ventina di istituti della provincia. Madre di tre figli (Glen, 23 anni, normalista, Tina, 21 anni, studentessa di medicina, e Vivy, 13 anni), lo scorso anno è stata nominata «immigrata dell'anno 2014» della provincia di Pisa e ha ricevuto il premio «Lungo il viaggio della speranza», indetto dalla Tavola della pace, dal Comune di Pontedera, dall'Unione dei comuni della Valdera e da Cgil, Cisl e Uil per premiare gli immigrati che ben si sono integrati nel nostro territorio. Di fede cristiana (è presidente del consiglio della Chiesa valdese di Pisa e presidente della comunità camerunense del territorio provinciale) negli anni è diventata un simbolo di speranza per tutti gli immigrati della nostra provincia e l'esempio di un'integrazione possibile tra popoli e culture diverse. Alla studentessa vittima di insulti razzisti lancia un messaggio di vicinanza e un invito a non mollare. «Questa ragazza – dice Fomundam - deve sapere che la sua esperienza diventerà una lezione di vita, perché dimostrerà che l'intelligenza non si misura con il colore della pelle. Agli autori delle lettere anonime vorrei dire invece che, quando si trovano di fronte ad problema, devono affrontarlo uscendo allo scoperto e parlando, non nascondersi dietro a lettere anonime, perché questo atteggiamento – conclude l'insegnante - è sintomo di ignoranza e paura».

Danilo Renzullo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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