Sicurezza
I compagni convocati dai carabinieri
Indagini rapide per scoprire i corvi razzisti. La ragazza cambia idea e torna in classe: «Non devono condizionarmi la vita»
PISA. «Sono tornata a scuola perché non voglio che quelle persone mi condizionino la vita. Mi piace studiare e vado avanti senza farmi troppi problemi. Ci penseranno i carabinieri a scoprire i corvi».
La studentessa senegalese bersaglio di offese razziste ieri mattina è tornata nella classe dove dai primi di aprile è iniziato lo stillicidio di lettere anonime fatte trovare nei libri o nel diario poi gettato nel cestino. Parole che l’hanno fatta piangere, «mi piace quando piangi» le hanno scritto nella successiva sequenza di insulti.
Convocati in caserma. L’indagine penale prevede anche la comparazione calligrafica tra i documenti consegnati ai carabinieri e gli scritti di compagni e compagne della ragazza. A breve, forse già oggi, i compagni e compagne di classe della ragazza saranno sentiti in caserma dai carabinieri su delega della Procura del Tribunale per i Minorenni.
Gli elementi da cui partire sono le sei lettere, quattro scritte al computer e due a mano, dove tra l’altro si prende di mira anche l’insegnante di diritto, “colpevole” di favorire la senegalese con voti alti che, secondo i corvi, la ragazza non merita. «Posso solo dire che è una ragazza che studia con profitto» spiega la docente.
In classe. Lunedì era rimasta a casa, «finché non li puniscono non torno a scuola», ma in seguito ha cambiato idea scegliendo la strada della sfida a testa alta contro chi la discrimina perché brava negli studi «non esiste che una negra prenda 10 a diritto». L’ultimo oltraggio che si è tradotto in una denuncia ai carabinieri.
«Non gliela voglio dare vinta» dice sulla porta di casa la 14enne, musulmana, con il velo che le incornicia il viso.
Il clamore della vicenda ha portato alla luce quello che a livello scolastico era già stato affrontato, ma senza arrivare all’identificazione degli autori delle missive anonime.
Un impasto di invidia per i buoni risultati e la denigrazione a sfondo razzista sulla provenienza della compagna di studi. I sospetti si sono concentrati su tre ragazzi e una ragazza. Ma nessuno è mai crollato nelle ammissioni che pure i docenti hanno cercato di ottenere con i limiti di controlli e poteri circoscritti all’ambiente scolastico.
Affetto e ipocrisia. «Il rientro in classe è stato tranquillo – spiega la studentessa –. Ho ricevuto tanto affetto. So bene che non tutti sono uguali nella mia classe. C’è anche qualche ipocrita, ma non ci voglio pensare».
«Auguro chiusura caso». «Non credo alle sanzioni collettive – chiarisce il preside dell’istituto superiore –. Quello che potevamo fare è stato fatto, ma purtroppo non siamo riusciti a venirne a capo. Escludo che gli autori delle lettere dopo quello che è successo tornino a scrivere. Devo dire che la classe, al di là degli episodi, è una classe normale con i problemi di tutte le prime che devono amalgamarsi. Mi auguro che questa vicenda possa essere risolta prima della fine dell'anno scolastico e confido che, anche attraverso la pressione mediatica che si creata, i responsabili di questo gesto inqualificabile siano individuati».
Sanzioni disciplinari. «Nel momento in cui i carabinieri dovessero indicarci nomi e responsabilità partiremmo subito con le sanzioni disciplinari – aggiunge il dirigente scolastico –. Per la gravità dei fatti non può essere esclusa neppure la bocciatura».
La scuola finora non aveva mai affrontato un caso con implicazioni di questa portata. Alcuni rappresentanti di istituto stanno pensando a organizzare un’assemblea come momento di condanna, ma anche di riflessione su quello che è accaduto. E per esorcizzare quell’animosità scatenata nei mediocri contro la compagna che eccelle negli studi e colpirla per il colore della pelle.
Giro in Tribunale. La storia della studentessa finita nel mirino di coetanei invidiosi e offensive con deragliamenti razziste ha fatto breccia nell’opinione pubblica. Il sogno della 14enne è quello di fare l’avvocato. La sottosezione di Pisa dell’Associazione nazionale magistrati e l’Ordine provinciale degli Avvocati l’hanno invitata a fare un giro in Tribunale. Un’anteprima di quello che un giorno potrebbe essere il suo ambiente di lavoro.
«Certo che accetto. Non vedo l’ora» risponde con un sorriso che i corvi razzisti non sono riusciti a togliere dal volto della ragazza brillante negli studi e determinata a farsi strada nella vita.
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