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Condannati i rapinatori violenti

Condannati i rapinatori violenti

Pene da 4 anni a 6 anni e 8 mesi per i fratelli della “Family bank”. Botte e minacce agli impiegati

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PISA. Condannata la "Family bank". I tre fratelli Dell'Aquila, Valerio, Alessandro e Fabio accusati di 6 rapine, di cui 3 tentate, sono stati condannati dal gup Guido Bufardeci ieri mattina in rito abbreviato: Valerio e Alessandro hanno preso anni 6 e 8 mesi, mentre a Fabio sono stati inflitti 4 anni. Pubblico ministero, Sisto Restuccia.

Rapine “familiari”. I tre erano stati arrestati dai carabinieri nell'ottobre scorso. Una delle particolarità della "Family bank" era quella di terrorizzare le vittime dei raid negli istituti di credito. «Sgozzala, dai sgozzala» disse uno della gang al fratello che teneva sotto tiro con un trincetto una cassiera il 18 giugno 2014 a Marina di Pisa all'interno della Banca di Credito Cooperativo di Pisa e Fornacette. Le accuse andavano dalla rapina aggravata in concorso al sequestro di persona, dalla detenzione di arma bianca alle minacce con lesioni personali. I condannati Alessandro Dell'Aquila, nato a Napoli, 38 anni, e i fratelli Fabio, 31 anni e Valerio, 36 anni, vivono da una quindicina d'anni a Rosignano Solvay e non hanno un'occupazione stando a quanto risulta ai carabinieri.

Raffica di colpi. Alessandro e Valerio erano già stati arrestati in flagranza il 29 agosto 2014 dopo la rapina consumata a Sant'Anna di Navacchio ai danni del Credito Cooperativo di Pisa e Fornacette. Una filiale, quella di Sant'Anna, che i tre fratelli avevano trasformato in un bancomat personale dopo averla visitata tre volte il 26 giugno, il 27 e il 29 agosto 2014. Una frequenza che era diventata accanimento e che non aveva portato bene alla gang. A tradire il trio erano state le impronte lasciate a giugno 2014 da Valerio, durante un sopralluogo nella filiale, nel sistema biodigit installato all'interno della bussola di accesso nella filiale di Sant'Anna di Navacchio del Credito Cooperativo di Pisa e Fornacette.

Le indagini. Attraverso i controlli del Ris di Roma gli investigatori erano risaliti all'uomo, con precedenti, e poi ai due fratelli. Importante per dare un perimetro investigativo ai rapinatori anche il ritrovamento a Collesalvetti di una Peugeot rubata a una senegalese a Livorno e usata per il colpo fallito a Lavoria. I fratelli si alternavano nei ruoli. Spesso era Alessandro a presentarsi in banca, ben vestito e con una valigetta, dicendo di essere un imprenditore che voleva aprire un conto corrente. Poi uno dei fratelli si affacciava all'ingresso e lui diceva al cassiera che era un dipendente e che poteva farlo entrare senza problemi. Una volta dentro, i rapinatori svelavano le loro intenzioni.

La violenza. Le minacce erano il minimo che i dipendenti potevano aspettarsi. Sono state usate fascette di costrizione per immobilizzare gli impiegati poi rinchiusi nei bagni. E, soprattutto, è stata usata violenza sulle persone con botte e morsi alle braccia. Al vice direttore della filiale di Tirrenia della Banca di Pisa e Fornacette avevano spaccato una bottiglia di birra in testa. Una cassiera in servizio a Marina di Pisa al Credito Cooperativo di Cascina era stata, invece, spinta a terra e presa a pugni alla schiena. Poi le avevano puntato un taglierino al collo e uno dei banditi aveva incitato il fratello a tagliarle la gola: «Sgozzola, dai sgozzala».

Pietro Barghigiani

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