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Caritas: gli autori facciano volontariato con stranieri

PISA. «Saremo accanto alla ragazza vittima d'insulti razzisti perché possa continuare a studiare e riesca a realizzare il suo sogno di diventare avvocato, ma non abbandoneremo nemmeno gli altri...

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PISA. «Saremo accanto alla ragazza vittima d'insulti razzisti perché possa continuare a studiare e riesca a realizzare il suo sogno di diventare avvocato, ma non abbandoneremo nemmeno gli altri studenti: ci mettiamo fin da ora a disposizione di preside e insegnanti per proporre percorsi educativi anche nella classe in cui si sono svolti i fatti e ed esperienze di servizio nelle nostre strutture ai ragazzi protagonisti degli episodi, magari proprio a partire da un'attività di volontariato accanto ai cittadini stranieri».

Anche la Caritas diocesana interviene sulla vicenda della studentessa senegalese a cui alcuni compagni di scuola hanno fatto trovare ben sei lettere di offese con esplicito riferimento al colore della pelle.

Lo fa assicurando tutto il suo sostegno alla giovane perché possa proseguire gli studi, ma anche lanciando una proposta a chi ha scritto quelle missive. Perché il punto, per l'organismo per la pastorale della Carità della diocesi, che proprio nella scuola in cui si sono verificati gli episodi, promuove alcuni dei suoi percorsi di educazione alla solidarietà e alla cittadinanza attiva, è soprattutto uno: «Le autorità scolastiche competenti è giusto che prendano tutti i provvedimenti più opportuni nei confronti degli studenti che si sono resi responsabili di azioni così becere e gravi. Consapevoli, però, che quei provvedimenti, di qualunque tenore essi siano, sono una “bocciatura” per tutti noi – si legge nel documento –. Genitori e insegnanti, educatori, associazioni, parrocchie, istituzioni, mondo della scuola, partiti e organi d'informazione: difficile che qualcuno possa alzare la mano e auto-assolversi». Nel 2012/13 nelle scuole della provincia erano iscritti 6.025 studenti stranieri, l'11% del totale, e di il 44,3% di essi è nato in Italia. Sono i cosiddetti “immigrati di seconda generazione”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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