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Scuola, un nastro bianco per dire no alla riforma

Scuola, un nastro bianco per dire no alla riforma

PISA. «Ritiro immediato del disegno di legge sulla “Buona scuola”. Provvedimenti per una scuola democratica, partecipata, condivisa, libera, includente, solidale e basata sul lavoro. Assunzione di...

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PISA. «Ritiro immediato del disegno di legge sulla “Buona scuola”. Provvedimenti per una scuola democratica, partecipata, condivisa, libera, includente, solidale e basata sul lavoro. Assunzione di tutti i precari». Queste, in sintesi, le richieste del popolo della scuola che ieri pomeriggio è tornato ancora una volta in piazza per contestare la riforma della scuola che il governo Renzi sta portando avanti.

Circa 300 tra insegnanti, studenti medi ed universitari, precari, personale Ata e rappresentanti di alcune forze politiche (Sel, Rifondazione comunista e Una città in comune), stringendo un nastro bianco, si sono riuniti in via Benedetto Croce e hanno formato una lunga catena umana che ha stretto in un'ideale abbraccio a protezione della scuola pubblica gli istituti superiori Dini, Galilei e Pacinotti.

La manifestazione era organizzata dai sindacati Flc-Cgil, Cisl-Scuola, Uil-Scuola, Snals-Confsal, Gilda, Cobas-Scuola, dalle organizzazioni degli studenti medi Officina degli studenti-Unione degli studenti e Rete degli studenti medi, quella degli universitari Sinistra per... e quelle dei lavoratori della scuola Coordinamento della e per la scuola pubblica e Lavoratori precari della scuola. Dopo il raduno in via Croce è proseguita per le vie del centro, dove il “cordone umano” si è trasformato in un lungo serpentone che ha sfilato lungo Corso Italia, via Pascoli (dove ha sede il provveditorato) e piazza Vittorio Emanuele II.

«Abbiamo scelto di far partire la manifestazione da un istituto del centro come simbolo di una scuola che vorremmo al centro e nel cuore della città e del Paese - spiegano gli organizzatori -. Siamo riusciti a mettere insieme tutti i sindacati ed i movimenti studenteschi. Ciò non succedeva dall’epoca delle riforme Gelmini e Moratti, e dovrebbe far riflettere chi vorrebbe una riforma che stravolgerà l’impianto democratico su cui si fonda la scuola pubblica».

Danilo Renzullo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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