Il Tirreno

Pisa

La ragazza vittima dei bulli torna a scuola: "Non devono condizionarmi la vita"

di Pietro Barghigiani
La ragazza vittima dei bulli torna a scuola: "Non devono condizionarmi la vita"

Il rientro nella classe dove i corvi firmano lettere xenofobe contro di lei

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PISA. Lunedì è rimasta a casa, ma martedì 19 maggio è tornata in classe la studentessa senegalese vittima di offese razziste ad opera di compagni di classe.

È scossa, ma non abbattuta la 14enne nata in Senegal, musulmana, ma da anni residente in Italia con i genitori i fratelli, che sabato, dopo l’ennesima lettera anonima infilata nel diario poi gettato nel cestino, ha dovuto fare i conti con frasi infarcite di discriminazioni razziali: «Non si è mai vista una negra che prende 10 a Diritto», ma anche «Non esiste che una negra possa diventare avvocato» oppure «Quando ve ne tornate al vostro cazzo di paese?». Una sintesi della serie di veleni scaricati addosso alla ragazzina.

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Alcuni compagni e compagne hanno manifestato al fratello la volontà di andare a casa per stare vicino all’amica finita nel mirino dei corvi. «Bel gesto, ma prima devono uscire i nomi di chi ha offeso mia sorella» dice.

«Oggi (lunedì 18 maggio, ndr) non sono andata a scuola – spiega – perché non me la sentivo. La mia intenzione e quella dei miei genitori era di non andare più in classe fino a che questa situazione non si sarebbe risolta. poi ho cambiato idea. Quelle persone non devono condizionarmi la vita». Sostenuta dai fratelli e dai genitori, la 14enne mostra un carattere deciso che gli accanimenti iniziati ai primi di aprile hanno solo scalfito.

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Sei lettere, quattro scritte al computer (una di sicuro a quello di classe) e due a mano. In una si legge: «Quando cambi scuola? Sai mi mancherà il tuo fisico, hai un bel didietro... però sfortunatamente sei nata sporca».

Lunedì a scuola si è tenuto un consiglio di classe già fissato da tempo. La cronaca ha inserito all’ordine del giorno anche il caso delle lettere razziste contro la studentessa. Sulla scelta di restare a casa da parte della ragazza, il preside si mostra comprensivo: «Credo che un attimo di respiro ci deve essere per la ragazza. Anche e soprattutto per la pressione che sta vivendo. Sospendere la classe per un giorno? Non esiste. La sanzione non può essere collettiva».

Il padre non si pente di essere andato dai carabinieri.

«Era la cosa giusta da fare – dice – prima di andare dai carabinieri ho informato il preside. Quello che mi amareggia in questa storia è anche il ruolo dei genitori degli autori delle lettere». Con saggezza africana spiega: «I figli sono come una pagina bianca. Viene riempita con gli esempi dei genitori».

La studentessa condivide con l’insegnante di Diritto l’attenzione volgare e razzista dei “corvi”. I sospetti sono su quattro compagni di classe (in tutto sono 25), tre maschi e una femmina, tutti italiani. Alimentare i sospetti senza prove significa scadere nella calunnia. E per questo i nomi circolano, ma restano sussurrati, almeno agli estranei all’ambiente scolastico. Ci penseranno i carabinieri a dare concretezza a quelle che finora sono solo sensazioni.

Conclude la studentessa, eloquio svelto e occhi vivaci:" Mi piace studiare e il mio sogno resta quello di fare l’avvocato. Ma questa storia deve finire".

 

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