Gioco
I gruppi consiliari di sinistra «Gestione autoritaria del Pd»
PISA. I gruppi consiliari di sinistra all’opposizione si sentono con «le mani libere» per quanto riguarda i comportamenti futuri da mantenere in consiglio comunale: non escludono di far mancare il...
PISA. I gruppi consiliari di sinistra all’opposizione si sentono con «le mani libere» per quanto riguarda i comportamenti futuri da mantenere in consiglio comunale: non escludono di far mancare il numero legale, ostruzionismo o altri gesti per contestare la gestione «autoritaria» del Pd. La prima protesta c’è stata martedì al momento del voto sul bilancio, quando Sel, Una città in comune e il gruppo misto hanno abbandonato l’aula. Non è piaciuto l’anticipo del consiglio di due giorni e la decisione di sospendere le assemblee per tre settimane, in vista delle regionali.
I consiglieri d’opposizione suppongono che non aver votato di giovedì (come al solito) serviva a sfruttare le assenze note di due consiglieri di minoranza: Marco Ricci e Stefano Landucci. E che una pausa elettorale così lunga non si era mai vista. In generale sostengono che più volte sono stati proprio i consiglieri di sinistra a garantire il numero legale; ora cambia tutto, perché la cortesia non è stata ricambiata: Ciccio Auletta parla di «istituzioni svuotate e decisioni unilaterali piegate alla furia autoritaria del renzismo che spira anche a Pisa». Gli ultimi due casi indicati sono l’urgenza con cui si è votato sull’alienazione dell’ex palazzo Telecom e la giunta che ha dato indirizzi sull’American beach opposti a quelli decisi in commissione. Simonetta Ghezzani porta esempi del passato: l’ordine del giorno unanime sul pullmino nella Bigattiera e la mozione unanime sul piano delle antenne non sono mai stati applicati. E indica «lo stile di governo del sindaco: lasciare che il consiglio sia un teatro senza nessuna connessione con la realtà. Il problema non è come ci comporteremo noi, ma come la maggioranza deciderà di non mettere a rischio se stessa», alludendo alle assenze del Pd quando si è parlato di Job Act e Palestina. Infine Armando Paolicchi evidenzia un «problema democratico se alla capigruppo bocciano tutto».
Gianluca Campanella
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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