Lutto
Sviluppo Navicelli Nelli: «Potevamo pagare i creditori»
L’Au: fallimento evitabile, ma non hanno voluto aspettare «Nessuno si è arricchito, i soci hanno perso milioni di euro»
PISA. Un fallimento che poteva essere evitato, operazioni fatte nell’interesse della società, la speranza di ripartire e, soprattutto, nessuno si è messo soldi in tasca in un progetto nel quale, al limite, i soci hanno rimesso almeno dodici milioni di euro.
Nella sede della Sviluppo Navicelli Spa, in piazza Carrara 10, l’ex legale rappresentante, Guido Nelli, spiega le ragioni della società per un default in cui i costi dell’investimento, le spese per le opere di urbanizzazione e l’implosione del mercato immobiliare sono gli ingredienti di una storia sulla quale il Tribunale ha scritto la parola fallimento.
Il ricorso. «Il reclamo è quasi pronto – spiega Nelli, noto imprenditore nel settore delle auto tra Empoli, Pisa e Livorno –. Lo presenteremo entro la fine del mese alla Corte di Appello. Noi restiamo convinti che la società non doveva fallire».
Creditori e beni a garanzia. L’ex amministratore chiarisce quelle che sono state le trattative con i due creditori (Giannini Giusto di Porcari e Smart Engineering di San Giuliano Terme) le cui istanze di fallimento sono state accolte dal Tribunale. Un credito complessivo che non arriva a 300.000 euro.
«I crediti non sono mai stati contestati – esordisce Nelli –. Abbiamo sempre avuto la volontà di pagare. C’è stato un momento in cui avevamo un’offerta per vendere il travel lift. Non ci siamo trovati con i tempi di pagamento. Il compratore ci avrebbe saldato in periodi che i creditori hanno ritenuto troppo lunghi. E così sono andati avanti con il fallimento».
La vendita dell’impianto. La Giusto Giannini ha presentato un’istanza di revocatoria per la vendita, avvenuta a contenzioso avviato, dell’impianto fotovoltaico davanti all’Ikea a una società, la Helios Parking, costituita a settembre e di cui è amministratore unico sempre Guido Nelli. Un tentativo, secondo i creditori, per distrarre un asset di valore.
«Non si tratta di una distrazione patrimoniale – spiega l’ex Au –. Abbiamo conferito alla nuova società un bene gravato da ipoteca per 5.000.000 di euro. Si è alleggerita la posizione debitoria della Sviluppo Navicelli, ma il bene era ipotecato».
Il capitale sociale ridotto. I giudici nella sentenza sottolineano la rapida riduzione del capitale sociale passato da 6.000.000 a luglio ai 200.000 di euro a settembre. «Era un atto dovuto – chiarisce Nelli –. Non sono certo soldi spariti chissà dove. Lo prevede il codice civile quando i debiti superano una certa soglia. In bilancio erano iscritte perdite per 5.800.000 di euro».
I numeri della lottizzazione. L’operazione ai Navicelli è legata soprattutto all’insediamento di Ikea. Nelli sintetizza i numeri di quello che doveva essere il business nella darsena. Sono stati comprati almeno 350.000 mq di terreni con un investimento di 60.000.000 di euro: 12.000.000 milioni messi dai quattro soci e 48.000.000 prestati dalle banche. Un terzo dei lotti è stato venduto prima di Ikea ad aziende nautiche e un terzo al colosso svedese. Ne resta ancora un terzo che Nelli valuta in circa 25-26.000.000 di euro. «Su questi fondi ci sono ipoteche per 18.000.000 di euro – aggiunge –. Quei terreni sono i nostri asset principali che coprirebbero in abbondanza i debiti. Ora, però, è tutto nelle mani del curatore fallimentare. Il futuro dell’area? Anziché comprare i terreni da noi, chi vorrà acquistare dovrà trattare con il curatore».
Operazione Ikea. Il fallimento ha messo in evidenza l’apparente contrasto tra l’incasso di 22.000.000 di euro nel 2012 per la vendita dei terreni a Ikea e il fallimento per non essere riusciti a pagare neanche 300.000 euro. «Facciamo bene chiarezza – dichiara Nelli –. Da Ikea abbiamo avuto 18.500.000 di euro (il resto è l’Iva). Di questi il giorno del rogito 14.500.000 sono stati girati al Banco Popolare. Poi 2.500.000 di euro sono serviti per terminare le opere di urbanizzazione e altri 2.000.000 per saldare diversi creditori. I quali, anziché fare istanze di fallimento, hanno saputo aspettare».
Caso Mezzanina. La strada del Comune, 15.000 mq, comprata dalla società a 50 euro al mq e rivenduta (Iva compresa) a 243 a Ikea. Nelli ricorda che il Comune aveva già avuto 50.000 mq a titolo gratuito (valore di 45 euro a mq) e che obtorto collo” la Navicelli Spa fu costretta a pagare anche via della Mezzanina.
«Non ci si deve meravigliare o scandalizzare per il prezzo passato da 50 a 243 euro al mq – conclude Nelli –. La differenza sta tutta nei lavori di urbanizzazione fatti».
La conferenza stampa si chiude con la precisazione che la società non ha interessi nel porto di Marina (solo Panchetti è socio in entrambe le compagini) e un mea culpa. «Se fossi un medico mi sentirei responsabile per i pazienti non salvati – è la riflessione dell’ex amministratore della Sviluppo Navicelli –. Da imprenditore dico che, soprattutto nell’approccio a certe situazioni, in qualche passaggio ho sbagliato. Ma vi assicuro che nessuno si è arricchito. Anzi».
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