Un gioiello tecnologico realizzato dalla Sant’Anna
PISA. La mano bionica sparita nella tasca o nello zainetto di uno studente in pochi secondi, ha invece alle spalle una lunga gestazione, test di laboratori, sperimenti continui e tanti soldi che sono...
PISA. La mano bionica sparita nella tasca o nello zainetto di uno studente in pochi secondi, ha invece alle spalle una lunga gestazione, test di laboratori, sperimenti continui e tanti soldi che sono stati necessari per realizzare il prototipo.
Il gioiellino tecnologico è stato realizzato dai ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna e un suo contributo lo ha portato anche l’ex ministro Maria Chiara Carrozza, docente di bioingegneria industriale della Scuola di cui è stata rettore.
La mano bionica è nata nell'ambito del progetto "My-Hand", finanziato con 400mila euro dal Ministero dell'istruzione, università e ricerca (Miur). L'aspetto più innovativo del prototipo è rappresentato dal sistema di connessione con il paziente. La mano, infatti, pur traducendo in movimenti le intenzioni della persona che la indossa e alla quale restituisce anche sensazioni tattili, non richiede interventi chirurgici per essere "impiantata". È in grado di riprodurre i movimenti e le prese di una mano vera, attraverso sensori indossabili capaci di rilevare i segnali nervosi dei muscoli. In pratica, le intenzioni della persona diventano i movimenti veri e propri della stessa protesi. Il funzionamento è basato su piccoli vibratori installati sulla parte che resta dell'arto che registrano le interazioni con l'ambiente, ripristiando quello che i ricercatori chiamano “il ritorno sensoriale fisiologico”.
La protesi, secondo i ricercatori dell'Istituto di biorobotica della Scuola Superiore Sant'Anna, rappresenta una vera novità nel panorama mondiale di questo speciale prodotto che apre la fase di sperimentazione su pazienti. Infattiu, dopo i test l'obiettivo è quello di proporlo in un mercato potenziale che, solo in Europa, è composto da duemila persone che ogni anno subiscono amputazioni alla mano.
Un'altra particolarità della mano riguarda il concetto che ha guidato i ricercatori per la costruzione. Finora infatti l'estetica veniva adattata alla tecnologia. Con il progetto "My-Hand", invece, la partenza è stata la progettazione dell'esterno con la collaborazione dei designer del Darc studio di Roma, sulla cui base poi i ricercatori della Sant'Anna hanno sviluppato la tecnologia, riempiendo di fatto l'involucro. Il risultato è una mano che pesa 500 grammi dalle dimensioni comparabili a una mano di una donna adulta che si muove grazie a tre motori elettrici in una struttura in lega di alluminio e che consente la chiusura completa delle dita in meno di un secondo. In più la mano bionica è dotata di un meccanismo, detto "a ruota di Ginevra", che consente la rotazione del pollice o la flessione dell'indice in maniera alternata per l'esecuzione di tutte le prese senza influire sul peso, ma garantendo un'elevata robustezza.
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