«Tanti punti restano opachi serve un’opera di chiarezza»
PISA. Una città in comune e Prc chiedono «di fare chiarezza» su un fallimento di «portata colossale», consumatosi a tre anni dall'operazione per la vendita dei terreni dove sorge Ikea. Tra luglio e...
PISA. Una città in comune e Prc chiedono «di fare chiarezza» su un fallimento di «portata colossale», consumatosi a tre anni dall'operazione per la vendita dei terreni dove sorge Ikea. Tra luglio e dicembre 2011, Sviluppo Navicelli ottiene i terreni da Genovesi Costruzioni spa e Panchetti spa. «Da Panchetti (titolare del 51% anche della Sviluppo Navicelli), la società li acquisisce con una permuta – spiega Ciccio Auletta di Ucic-Prc -, quelli della Genovesi li compra a 50 euro al metro quadro». Nel mezzo resta via di Mezzanina, di proprietà comunale, che verrà acquistata, ma pagata (756.000 euro) nel 2012, a poche ore dall'approvazione della variante urbanistica per l'insediamento di Ikea. Una vicenda su cui pende anche un esposto alla Corte dei Conti presentato dall'ex consigliere del Prc Maurizio Bini. «I terreni – prosegue Auletta – vengono poi venduti a Ikea a 220 euro a metro quadro». Gli stessi soggetti tornano alla ribalta con la realizzazione del porto di Marina, sulla quale Bini presentò un secondo esposto per chiedere di indagare sui terreni mai pagati (8 milioni) destinati alla parte residenziale.
«Le società coinvolte nel fallimento hanno tutte sede legale in piazza Carrara 10 – aggiunge Auletta -, dove ha sede legale anche la Boccadarno Porto di Pisa Spa (che ha realizzato il porto) che vede nella sua compagine le stesse figure della Sviluppo Navicelli: Panchetti e Stefano Bottai. Un sistema di scatole cinesi su cui occorre fare luce, a partire dalle possibili pendenze che Sviluppo Navicelli ha con il Comune rispetto alle convenzioni urbanistiche siglate e alle fideiussioni depositate».
Danilo Renzullo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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