Attenzione
Rubata all’Expo la mano bionica
Il furto nel Padiglione Italia. Appello del ricercatore: «È un pezzo unico, aiutateci a ritrovarlo»
PISA. Una mano di velluto s’è portata via la mano bionica. Un furto hi-tech quello consumato nel Padiglione Italia di Milano dove venerdì mattina, durante la visita di due scolaresche, è stato rubato l’arto artificiale sviluppato nei laboratori di Pontedera dai ricercatori dell'Istituto di biorobotica della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa.
Un “colpo” da non meno di 30.000-40.000 euro al quale Toscana Promozione ha risposto con l’immediata sostituzione del prototipo che, per quanto possa essere avanzato e complesso nelle sue funzioni, resta sempre un apparecchio vulnerabile rispetto alle cattive intenzioni di chi ha una mano in carne e ossa. E soprattutto lesta nell’afferrare l’arto e farlo sparire. Christian Cipriani, 35 anni, è il docente che ha guidato il team verso la creazione di un arto artificiale capace di avere funzionalità di alto livello.
Fa un appello anche all’autore del furto: «Aiuteci a ritrovarlo. È soprattutto una questione affettiva. Così come è stato rubato non serve a niente. Da quello che mi hanno detto sono entrate delle scolaresche e in quel momento nel padiglione c’era tanta gente. Evidentemente qualcuno se l’è messa in tasca. D’altra parte è una mano in tutto e per tutto. Non è difficile nasconderla».
La mano robotica è un prodotto nato nell'ambito del progetto "My-Hand", finanziato con 400.000 euro dal ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca (Miur).
Studi, ricerche e tanta fatica per chi ha speso energie nel voler creare una protesi che non fosse solo utile, ma anche presentabile.
Un diritto all’estetica cui si deve il ricorso al design che non contrasta con l’utilità dell’arto posticcio.
«La smart hand è stata sviluppata all’interno di un piano europeo – aggiunge il ricercatore –. Il prototipo rubato non era nuovissimo. Il valore? Sui 30-40mila euro. Era comunque un pezzo unico nell’ambito di quel progetto. Ora chiaramente ne facciamo anche altri, ma resta l’amarezza per un furto che non dà alcun beneficio al ladro. Quella mano veniva utilizzata in occasione di esibizioni e mostre. Non era mai accaduta una cosa del genere».
La protesi di “rappresentanza” ha fatto gola al ladruncolo che forse se l’è presa più per gioco che per sfruttare la refurtiva in chissà quale modo.
Durante la visita di due scolaresche il prototipo esposto per dare lustro all'ingegno dei ricercatori deve aver suscitato l'attenzione di qualche ragazzino che è stato rapido nel far sparire la mano che non doveva neanche essere stata "protetta" con grande dispiegamento di mezzi. Ma tant'è. E proprio sui ragazzi delle scuole che hanno affollato gli spazi venerdì scorso, insieme al pubblico eterogeneo di Padiglione Italia, si concentrano ora i sospetti dei carabinieri di Expo che stanno passando al setaccio il registro delle presenze dove tutti gli ospiti sono invitati a registrarsi. I militari sono propensi a pensare che il 'giocattolo' abbia fatto gola ai giovani appassionati di tecnologia che hanno pensato bene di farlo sparire.
Quando i responsabili del padiglione con Toscana Promozione in testa si sono accorti della sparizione hanno subito denunciato il furto ai carabinieri di Pero (Milano).
«L’oggetto ha un grande valore scientifico, una fra le eccellenze della ricerca italiana: un oggetto ovviamente assicurato – fa sapere la Regione –. Il giorno successivo al furto, la mano è stata sostituita, dall'Istituto di Biorobotica, con un'altra che presenta le stesse caratteristiche».
La protesi, una struttura in lega di alluminio, pesa circa mezzo chilo, le sue dimensioni esterne sono comparabili a quelle della mano di un uomo adulto: la chiusura completa della mano avviene in meno di un secondo. Tutto perfetto, ma inanimato senza la volontà dell’uomo, che diventa vulnerabile se una mano autentica decide di farla sparire.
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