Sicurezza
Sviluppo Navicelli al capolinea fallita per neanche 300.000 euro
Accolte le richieste di due fornitori. Nel 2012 con la vendita dei terreni a Ikea incassò 22 milioni di euro Il Tribunale invita il curatore a segnalare eventuali risvolti penali. La Procura apre un fascicolo
PISA. Alza bandiera bianca nel modo più inglorioso una società che si proponeva di urbanizzare la darsena pisana e che aveva esordito con un’operazione di grande impatto mediatico e finanziario: la vendita dei terreni dove ora sorge il megastore di Ikea.
Il Tribunale in composizione collegiale (presidente Maria Sammarco, Giovanni Zucconi giudice relatore e giudice Marco Viani) ha dichiarato il fallimento di Sviluppo Navicelli Spa accogliendo l’istanza di due creditori che dopo aver chiesto e ottenuto diversi decreti ingiuntivi, mai conclusi con il saldo delle pendenze, si sono decisi a rivolgersi alla magistratura. Altri ne arriveranno a cascata e per fissare con esattezza l’entità dello stato passivo della Spa fallita il Tribunale ha fissato l’adunanza dei creditori per il 15 ottobre alle 9,30.
Curatore fallimentare è stato nominato il commercialista Maurizio Roventini, mentre il giudice delegato alla procedura concorsuale è Giovanni Zucconi.
È prematuro indicare l’importo di un default che in neanche 3 anni ha inghiottito almeno 22.000.000 di euro. I soldi che Ikea versò alla Sviluppo Navicelli per i terreni su cui è stato costruito il centro inaugurato nel marzo 2014.
La Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo come atto d’ufficio e il Tribunale fallimentare ha invitato il curatore a riferire «urgentemente e dettagliatamente su fatti costituenti reato, sulla sussistenza delle condizioni per l'esercizio di azioni revocatorie, di simulazione e di responsabilità a mente dell'articolo 146 della legge fallimentare».
Su istanza di due creditori, la Giannini Giusto Srl di Porcari assistita dagli avvocati lucchesi Monica Casini e Alessandro Di Piramo e la Smart Engineering, tutelata dal legale Francesco Miccoli di Pisa, la Sviluppo Navicelli è stata dichiarata fallita per «manifesta insolvenza, desumendosi in modo evidente dagli atti l’incapacità della società debitrice a far fronte regolarmente alle proprie obbligazioni».
In ballo non ci sono importi eccezionali per un’azienda capace di operazioni come quella di Ikea.
Siamo nell’ordine di 170.000 e 120.000 euro circa pretesi da ciascun creditore per lavori fatti e non pagati. Somme da riscuotere alle quali la società debitrice non è stata in grado di far fronte.
Nel dispositivo della sentenza di fallimento il collegio cita alcune manovre messe in atto dalla S. Il riferimento è alla cessione di beni compiuta dalla Sviluppo Navicelli in favore di Helios Parking Srl e di Cantieri dei Navicelli Srl nonché l’operazione di riduzione del capitale sociale. Tutte con sede in piazza Carrara 10 dove si trova anche la sede legale della Sviluppo Navicelli.
Scrivono i giudici: «Al di là di ogni valutazione sulla portata depauperativa del patrimonio a disposizione dei creditori, (le operazioni, ndr) sono state realizzate per fronteggiare una complessa situazione debitoria». Per dare l’idea della crisi di liquidità della Spa, il Tribunale sottolinea che persino un assegno di 15.000 euro è andato in protesto.
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