Sicurezza
Spariti i resti di quercia secolare
Rimossi senza autorizzazione: era uno dei cinque alberi monumentali del Parco
PISA. Rimossi illegalmente i resti della “quercia del cinto”, uno dei cinque alberi monumentali del Parco. Lo hanno scoperto le guardie della tenuta: la rimozione della quercia dal luogo in cui si trovava è avvenuta senza il nulla osta dell’Ente Parco. Negli ultimi anni la pianta (che non godeva più di buona salute, segno dell’incombere dell’età: oltre cent’anni, ma da alcuni stimata addirittura in tre secoli) era stata oggetto di alcuni sopralluoghi da parte di esperti e personale del Parco. Le prime indagini, inizialmente orientate sull’ipotesi dell’abbattimento di una pianta ancora in vita, hanno invece rilevato segni di un cedimento dell’albero, che probabilmente è caduto su se stesso stramazzando al suolo.
Nessun “delitto” ambientale, dunque. Ma anche i resti degli alberi hanno un certo valore, soprattutto in termini di biodiversità: la rimozione dei resti senza permesso comporta una sanzione. La “quercia del cinto” aveva un tronco di circa cinque metri e mezzo di circonferenza ed era situata in una radura tra la pineta e la riserva del Fiumaccio nella tenuta Salviati.
Da dire che, giacché era un albero monumentale, probabilmente l’autorizzazione alla rimozione non sarebbe stata rilasciata nemmeno a seguito del suo probabile collasso: in questi casi, infatti, l’esigenza di rendere più esteticamente gradevole il paesaggio non coincide con gli obiettivi di conservazione e tutela della biodiversità che devono essere perseguiti dal Parco.
Gli alberi monumentali sono piante di alto pregio naturalistico e storico che per età e dimensioni possono essere considerati rari esempi di maestosità e longevità oppure che hanno un preciso riferimento ad eventi. Per questo la “quercia del cinto” era stata inserita nell’elenco dei primi alberi monumentali censiti in Toscana l’anno seguente l’approvazione della prima legge regionale in materia del 1998. Nel territorio del Parco rimangono quattro alberi monumentali: una farnia e un leccio nella macchia lucchese, mentre nella macchia di Migliarino rimane un cipresso calvo, qui piantata dalla famiglia Salviati. E ancora, nella tenuta di Tombolo si possono ammirare molte grandi sughere, tra cui una inserita nell’elenco. La “quercia del cinto” vantava anche trascorsi cinematografici: era stata protagonista di un vecchio spot della birra Peroni ed era apparsa in altre pellicole.
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