La manifestazione
Museo della Certosa per i dipendenti l’inglese non è richiesto
Dieci le persone impiegate quando ne servirebbero quaranta per le visite libere e cinque per migliorare l’accoglienza
CALCI. La Certosa monumentale, com’è noto, ospita due musei gestiti da enti diversi: la cornice è la stessa, un complesso di indubbia bellezza, ma solo uno riesce a fruire degli incassi e a fare investimenti. Il Museo nazionale della Certosa di Calci nelle ultime settimane ha letteralmente stregato l’ambasciatrice di Malta Vanessa Frazier e il ministro Dario Franceschini, ed è stato elogiato dallo studioso d’arte Vittorio Sgarbi. Inoltre, questo complesso si è classificato secondo tra i Luoghi del Cuore del Fai: un riconoscimento notevole da parte del pubblico. Un luogo incantevole che potrebbe attrarre frotte di turisti da tutto il mondo, non è attrezzato ad accogliere gli stranieri. Il motivo? La mancanza di fondi, che condanna i dipendenti dei musei a gestione statale a sforzi sovraumani, pur di garantire l’apertura al pubblico e che non permette l’assunzione di impiegati poliglotti.
Parlare inglese non è obbligatorio. Il personale della Certosa è stipendiato dal Ministero dei Beni Culturali: non ci sono guide turistiche, ma solo addetti all’accoglienza e alla vigilanza. «Le visite sono accompagnate dai dipendenti per motivi logistici e di sicurezza: essi danno delle spiegazioni se i turisti lo gradiscono. La conoscenza delle lingue straniere non è un requisito del loro profilo professionale – spiega Severina Russo, direttrice del Museo -. Il personale è assunto dal Ministero tramite concorso».
Personale sotto organico. I lavoratori della Certosa sono 10, compresi due persone che hanno ottenuto il trasferimento dalla biblioteca universitaria ospitata fino a tre anni fa nel Palazzo della Sapienza a Pisa. Il museo è aperto tutti i giorni dalle 8.30 alle 18.30; la domenica e i festivi solo la mattina. Il personale lavora su due turni e ha un’età media piuttosto alta. «C’è una grande disponibilità dei dipendenti – dice Russo -. L’ho detto anche al ministro Franceschini, che mi aveva chiesto le modalità di visita della struttura. Non mi pare che siano previste altre assunzioni in futuro. Per poter consentire una visita libera al pubblico servirebbero almeno 40 persone; per migliorare l’accoglienza servirebbero almeno 5 persone, è una follia tenere la Certosa chiusa il pomeriggio dei giorni festivi, purtroppo per ora non possiamo fare altrimenti». «La nostra attenzione attrae sempre più visitatori, solo il 1° maggio ci sono stati quasi 400 ingressi - conclude Russo -. Sono ottimista, credo che le cose miglioreranno nei prossimi mesi».
Vendita dei biglietti. Una situazione totalmente diversa si registra nell’adiacente Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa, che a differenza della Certosa, incassa una percentuale delle vendite di biglietti. «Nel 2014 visitatori del Museo di Storia Naturale sono stati 52.080: 15.500 ingressi da gennaio a marzo 2015 – spiega il direttore Roberto Barbuti -. Forniamo dépliant in italiano e in inglese e audio guide in cinque lingue, tra cui il cinese. Tanti i turisti stranieri soprattutto nei mesi estivi». Due addetti lavorano alla biglietteria per tutto l’orario di apertura; poi ci sono 10 tecnici che curano le mostre e restaurano le collezioni. Nei giorni di maggiore affluenza ci sono anche tre ragazzi del servizio civile regionale destinati all’accoglienza degli utenti. Nel 2014 il museo, tra biglietti e punto vendita, ha incassato 298.000 euro. «Il guadagno netto è stato di circa 125.000 euro: questo ci permetterà di finanziare altre mostre e restauri», conclude Barbuti.
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