Il Tirreno

Pisa

la sentenza

Il Cnr condannato al risarcimento di due ex precarie

Pietro Barghigiani

Lavoravano a Registro.it: conto di almeno 200.000 euro. Contratto di collaborazione, ma il rapporto era subordinato

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PISA. Erano lavoratrici subordinate. Altro che rapporti di collaborazione coordinata e continuativa pagati poco. Avevano diritto a ben altri stipendi e, soprattutto, erano tenute a rispettare orari e a utilizzare le strutture come se fossero in pianta stabile. E così, dopo anni di battaglie legali, si è arrivati a una conclusione giudiziaria: il Cnr deve pagare a due ex precarie non solo la differenza tra quanto percepito e quello che sarebbe spettato alle dipendenti, ma anche 15 mensilità come risarcimento danni. Con le sentenze firmate dai giudici del lavoro Franco Piragine ed Elisabetta Tarquini, emesse lo scorso anno, ma diventate esecutive in questi giorni, il Tribunale ha riconosciuto il rapporto di lavoro subordinato per due ex precarie di “Registro.it”.

Assistite dallo studio legale Baldi-Canapicchi di Pisa le due ricorrenti si sono viste riconoscere, anche se la cifra potrebbe aumentare, un totale di 200.000 euro. Una aveva lavorato a “Registro.it” con contratti a termine dal febbraio 2005 all’aprile 2011. L’altra aveva prestato servizio dal marzo 2007 fino all’aprile 2011 sempre con rapporti a scadenza. Le brutte notizie per i precari arrivarono quando il sistema di attribuzione dei domini internet venne informatizzato: il lavoro che prima veniva svolto da 16 persone fu sostituito da un semplice clic. Quelle persone, con anni di esperienza e precariato sulle spalle, non servivano più. Addio Co.co.co. per fare spazio alla tecnologia.

Solo che in tutti quegli anni se l’anagrafe nazionale dei domini era cresciuta dando prestigio al dipartimento di informatica del Cnr di Pisa (fatturava più di 10.000.000 di euro) il merito era anche di chi ci aveva lavorato. Delle 16 persone, a quei tempi tutte over 30, alcune laureate e molte madri di famiglia, 15 erano donne. C'era chi aveva avuto il primo contratto con il Cnr nel 2000, chi invece era un precario "giovane", da 3 o 4 anni. Il loro compito era di valutare le richieste di accesso ai domini telematici: le ricevevano via fax dai fornitori di servizio e se le ritenevano valide, assegnavano il dominio. Dal 2011 l’online prese il posto delle persone. Un’evoluzione naturale che rese superfluo i lavoro di inserimento fatto fino ad allora. I lavoratori, però, per far sentire le loro ragioni si appellarono ai 10 milioni di fatturato che la loro professionalità ha contribuito a portare a Registro.it nel solo 2009.

Quando i contratti non furono rinnovati, le aspettative tradite del personale furono denunciate pubblicamente. «I nostri Co.co.co. nascondevano rapporti subordinati a tutti gli effetti, con gli stessi compiti e orari degli strutturati: questo ha generato in noi legittime aspettative di stabilizzazione» spiegavano ai tempi delle proteste. Qualcuno ha fatto causa. E i giudici gli hanno dato ragione. Si legge in una delle due sentenze: «Il giudice dichiara la natura subordinata dei rapporti di lavoro e l’illegittimità del termine apposto ai singoli contratti; condanna il Cnr al pagamento delle differenze retributive tra quanto percepito dai ricorrenti, la tredicesima, il Tfr, gli straordinari; condanna il Cnr al risarcimento del danno nella misura di 15 mensilità con gli interessi». Una vittoria delle ex precarie. E non solo di principio.

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