Finanza
Beni venduti e capitale sociale a picco
A luglio c’erano 6.000.000 di euro, a settembre 200.000. Ceduto l’impianto fotovoltaico dopo l’azione legale
PISA. Beni venduti dopo il deposito dell’istanza di fallimento, ma anche la riduzione improvvisa del capitale sociale.
Anche se la procedura concorsuale è appena all’inizio e le parti devono prendere conoscenza diretta dei bilanci, le avvisaglie che i conti alla Sviluppo Navicelli Spa fossero assai precari erano già di un’evidenza solare.
Capitale sociale. Quelle sui fallimenti sono procedure che si basano quasi per intero su riscontri documentali. Uno su tutti ha preoccupato creditori e Tribunale. A luglio il capitale sociale della Spa era di 6.000.000 di euro. A fine settembre si era ridotto a 200.000 euro.
Stando alla versione fornita dalla società quell’abbattimento repentino sarebbe dovuto al pagamento di una serie di debiti verso le banche che dopo la dichiarazione di fallimento si metteranno in fila con qualche chance in più degli altri di recuperare i propri crediti.
Scrivono i giudice della fallimentare: «A carico della Sviluppo Navicelli Spa c’è una situazione di impotenza strutturale e non transitoria ad adempiere regolarmente e con mezzi normali alle proprie obbligazioni. Situazione non minimamente contrastata dall’esistenza di un significativo patrimonio immobiliar che, pare, peraltro, gravato per un rilevante ammontare da garanzie reali prestate a favori di terzi».
La revocatoria. Dopo la presentazione, a fine dicembre, dell’istanza di fallimento da parte dalla Giannini Giusto Srl di Porcari, la società debitrice ha venduto l’impianto fotovoltaico nel parcheggio davanti all’Ikea alla Helios Parking Srl, sede legale sempre in piazza Carrara 10, la stessa dalla Sviluppo Navicelli. La Giannini Giusto aveva realizzato l’asfaltatura del piazzale dove poi è stato allestito l’impianto per l’energia solare. Nelle more del fallimento il bene è stato venduto e per il creditore questo rappresenta un danno. Ecco perché è stata chiesta la revocatoria che ora finirà nelle incombenze del curatore, il commercialista Maurizio Roventini.
Sempre a livello di urbanizzazione è il credito vantato dalla Smart Engineering di San Giuliano Terme. Non tutta la progettazione della rotonda, detta del Gargalone, era stata saldata dalla Spa. Era rimasto un residuo di poco più di 100.000 euro che, nonostante le sollecitazioni e gli atti legale, non sono mai stati pagati. Di qui l’istanza di fallimento arrivata dopo quella della Giannini.(p.b.)
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