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Morto Pappalardo, l’addio silenzioso di un signore in toga

Pietro Barghigiani
L'avvocato Enrico Pappalardo
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L'avvocato Enrico Pappalardo

Martedì 12 maggio a Tripalle i funerali. Il ricordo unanime: «Persona corretta, penalista di razza»

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PISA. La notizia che nessuno si aspettava è arrivata di primo mattino in Tribunale con la violenza di uno schiaffo. Enrico Pappalardo, 59 anni, avvocato da quasi un trentennio, è morto a Cisanello per l’aggravarsi repentino di una malattia diagnosticata neanche sei mesi fa. Del suo stato di salute il legale aveva informato solo i familiari più stretti e qualche collega. Una riservatezza che ha contribuito a uno sgomento ancora maggiore una volta che la voce si è diffusa trovando conferme commosse.

Residente a Tripalle nel comune di Crespina, sposato con Tiziana Duè, padre di due figli, Luca anche lui avvocato e Anna, studentessa universitaria, Enrico Pappalardo non era solo un penalista tra i più preparati, con studi a Pisa e a Livorno. Il tratto gentile nel porsi con qualunque interlocutore ne faceva emergere una signorilità spontanea cui faceva da pendant l’inseparabile pipa.

Benestante senza spocchia, proprietario con la famiglia di Villa Ott, una splendida magione del 1500, l’avvocato nelle pause dei dibattimenti era solito intrattenersi nei corridoi con giornalisti e colleghi, molti anche alle prime armi, per discutere dei problemi della giustizia. «Ormai si fanno i processi ai nomi» scandiva con amarezza per raccontare lo stillicidio di udienze a carico di imputati, quasi sempre stranieri, giudicati in contumacia. Uomo di spirito e conoscitore delle vicende umane, a un collega che in modo scherzoso gli aveva fatto notare il rapporto tra la brevità con cui aveva chiuso un patteggiamento e l’eventuale notula da presentare, Pappalardo aveva risposto senza scomporsi: «Il cliente non mi ha pagato per i pochi minuti dell’udienza, ma per quello che gli ho evitato se avesse scelto il dibattimento».

Tra i processi mediatici a cui ha preso parte c’è quello per il delitto Vincentini a Chioma dove tutelava la parte civile rappresentata dall'uomo che si trovava in auto con la vittima dell'omicidio. Nel 2003 aveva prestato Villa Ott per girare gli interni di un film, “Tredici a tavola” con Giancarlo Giannini come protagonista. Dalle arringhe in aula alla recitazione sul set, Pappalardo aveva partecipato alla pellicola interpretando il ruolo di un notaio. Risale al 24 aprile una delle ultime uscite pubbliche senza toga. All'Università aveva partecipato come relatore a un convegno sul tema "Sicurezza e autotutela". In quell'occasione si era soffermato sulle modifiche all'articolo 52 del codice penale - quello sulla legittima difesa - mettendo a disposizione dell'uditorio, formato in larga parte da colleghi avvocati, la sua grande competenza giuridica.

La malattia non aveva fiaccato il professionista le cui condizioni fino al decesso erano rimaste sconosciute. Il consiglio dell’ordine, con il presidente Alberto Marchesi, ricorda così il collega scomparso: «Enrico Pappalardo, iscritto all'albo dal 1987, è stato un penalista di razza, dotato di grande preparazione giuridica e capacità dialettica. Ha esercitato per anni il prestigioso incarico di pretore onorario, lasciando un grande esempio di equilibrio nel decidere e di profondità nell'analisi giuridica del caso. Collega affabile, amico di tutti, vero interprete della professione che tanto amava e alla quale aveva ancora molto da dare, è riuscito a trasmettere questo suo amore a tutti i suoi praticanti, oggi stimati e corretti professionisti. Ci ha lasciato con stile sobrio e discreto, da vero signore. Il consiglio, a nome di tutto il Foro, esprime il suo profondo dolore ai familiari e, in particolare, al figlio avvocato Luca Pappalardo e al fratello avvocato Lorenzo Pappalardo». La Camera Penale "Cristiani" aggiunge: «Ci mancheranno il suo spirito critico, l'analiticità delle questioni giuridiche che sempre caratterizzavano le sue arringhe e il suo impegno nel promuovere e far valere i diritti del difensore e del proprio assistito nel processo penale».

Un cordoglio a cui si aggiunge quello del presidente del Tribunale, Salvatore Laganà. «La scomparsa dell’avvocato Pappalardo è una di quelle notizie che lascia sgomenti – dice –. Era un difensore di grande valore e un avvocato notoriamente corretto. L’ho avuto come correlatore in tanti convegni. Ci teneva molto a ricordare il suo passato di pretore onorario. In qualche modo è stato un componente della nostra famiglia di magistrati. Il suo decesso è davvero una grande perdita».

Parole di stima arrivano anche dal procuratore facente funzioni, Antonio Giaconi che ha conosciuto Pappalardo al liceo Dini e poi all’università. «Era un professionista scrupoloso e corretto – ricorda il magistrato –. E una persona affabile e gentile, uno di quei signori davvero autentici. Sarò al funerale a nome di tutta la Procura. Pappalardo era apprezzato da tutti i magistrati dell’ufficio inquirente. È vero, nel processo siamo la controparte, ma la sua correttezza, anche nei rapporti umani, era riconosciuta da tutti». La camera ardente è stata allestita nella cappella della villa di famiglia. Oltre a moglie e figli, lascia i fratelli Lorenzo e Gino e l’adorata mamma, Giuliana. Martedì 12 maggio alle 15 nella chiesa di Tripalle si terranno i funerali. Alla famiglia giungano le sentite condoglianze anche della redazione de “Il Tirreno” di Pisa.

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