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Lucia Borsellino: per salvare mio padre non è stato fatto tutto
PISA. «Rientro in quel gruppo di persone definite testimoni di giustizia, ma non amo quest'etichetta perché ritengo che portare avanti determinati valori debba essere una prerogativa di tutti». È il...
PISA. «Rientro in quel gruppo di persone definite testimoni di giustizia, ma non amo quest'etichetta perché ritengo che portare avanti determinati valori debba essere una prerogativa di tutti».
È il messaggio su cui ha più volte insistito Lucia Borsellino, figlia del magistrato Paolo, ospite d'onore delle iniziative organizzate ieri in occasione della Giornata della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi. Quella del 9 maggio non è una data casuale: in questo giorno, nel 1978 vennero assassinati Aldo Moro e Peppino Impastato, due simboli della lotta alle mafie e al terrorismo. Per non dimenticare questi tragici eventi, alle 10 si è tenuta presso il monumento "Pensieri e presenze di pace", sul viale delle Piagge, una cerimonia di commemorazione alla presenza delle autorità cittadine, arricchita quest'anno dalla testimonianza della figlia di un'altra vittima delle stragi che hanno segnato l'Italia: Paolo Borsellino, che il 19 luglio del 1992 venne ucciso insieme ai cinque agenti della sua scorta dallo scoppio di una Fiat 126 imbottita di tritolo. A Pisa Lucia c'era già stata a sette anni, in viaggio con i suoi, quando ancora la sua era una famiglia come tante altre.
«Tornare in occasione di questa giornata è per me molto importante - ha affermato commossa - perché mi consente di uscire da quel guscio di dolore in cui io e i miei familiari ci siamo chiusi».
E proprio a queste ultime si è rivolta nell'auditorium dell'Opera della Primaziale Pisana durante il secondo incontro della mattinata, quello organizzato dall'associazione culturale Il Mosaico e che ha coinvolto gli studenti di alcune scuole superiori di Pisa. Davanti a loro ha rievocato ricordi di un uomo che ha contribuito alla storia recente del nostro Paese, ma che era prima di tutto un padre, affettuoso e protettivo, e che si dimostrava tale anche con i ragazzi della sua scorta. Proprio per onorarne la memoria, Lucia Borsellino ha rivolto un accorato appello ad esigere chiarezza sui fatti di quegli anni: «Aldo Moro ha subito un sequestro fisico di circa 55 giorni. Dopo la morte di Giovanni Falcone, mio padre ha vissuto una sorta di sequestro morale: tutti quanti abbiamo avuto la consapevolezza che il prossimo sarebbe stato lui. Senza urtare la sensibilità di nessuno, posso dire che in quei giorni non si è fatto tutto quello che si doveva fare per evitare che ciò accadesse».
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