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«Patrimonio di professionalità che andrebbe salvaguardato»
PISA. «Quali provvedimenti si vogliono attuare per salvaguardare il patrimonio di professionalità e di competenze delle Province?». A chiederselo è Andrea Corti, segretario dimissionario di...
PISA. «Quali provvedimenti si vogliono attuare per salvaguardare il patrimonio di professionalità e di competenze delle Province?». A chiederselo è Andrea Corti, segretario dimissionario di Rifondazione comunista, ex consigliere provinciale e candidato alle elezioni regionali per la lista Sì-Toscana a sinistra.
«In questi giorni si sta attuando l'opera di liquidazione della Provincia – sottolinea Corti -. Un consiglio di non eletti che svolge ormai un ruolo da consiglio di amministrazione di una società in dismissione si appresta a ratificare le norme di legge che prevedono una drastica riduzione dei dipendenti dell'ente, da anni vessati da provvedimenti inutili e dannosi. Da sempre – continua l'ex consigliere provinciale - ci siamo opposti fermamente ad un'operazione prettamente populista, chiedendo che una riorganizzazione degli enti locali dovesse partire da una ridefinizione profonda del ruolo e delle competenze di tutti quegli enti che non prevedono alcun tipo di controllo democratico. Siamo invece arrivati con provvedimenti che scardinano l'impianto costituzionale a licenziamenti di massa nel pubblico impiego e al disconoscimento della dignità di migliaia di lavoratori grazie ai quali fino ad oggi sono stati garantiti servizi essenziali per la gestione del territorio, per il patrimonio edilizio scolastico, per le politiche di sostegno all'occupazione. Chi oggi governa il Paese sta portando le province al default, facendo pagare le scelte fatte a cittadini e personale».
A partire dai 17 lavoratori dei servizi esternalizzati il cui contratto, in scadenza il 30 giugno, non verrà rinnovato. «Il Pd – conclude Ciccio Auletta, consigliere comunale di Una città in comune-Prc – sta provocando un dissesto degli enti. La candidatura di Corti significa portare a Firenze la contrarietà alla riforma sulle province».
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