Sicurezza
Scuola, sciopero di massa contro la riforma Renzi
In tutta la provincia i dati parziali parlano di una adesione di circa l’80 per cento In tanti al corteo di Roma, mentre a Pisa hanno sfilato gli studenti medi
PISA. Quella di ieri sarà ricordata come una giornata memorabile dal popolo della scuola. Studenti, insegnanti di ruolo, precari e personale Ata hanno in massa incrociato le braccia e scesi in piazza per urlare la propria rabbia contro il ddl della “Buona scuola” del governo Renzi. Una riforma della scuola che, accusano, «propone un modello autoritario, succube dei privati, che legittima le disuguaglianze invece che abbatterle». Un modello che rispecchia «l'idea di Paese del governo e ripropone lo svilimento della democrazia» che più volte in questi mesi si è concretizzato «ponendo il ricatto dei tempi e delle assunzioni per impedire una discussione della riforma e proponendo deleghe in bianco sui temi fondamentali».
Per Pisa e provincia i dati (parziali) parlano di un'alta adesione allo sciopero generale della scuola indetto unitariamente (dopo sette anni) dai cinque sindacati più rappresentativi del settore, Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, affiancati dai sindacati di base Cobas, Usb, Unicobas e Anief, con percentuali che si aggirano intorno al 70-80%, rispecchiando l'andamento regionale. Un'adesione massiccia che ha fermato le scuole di ogni ordine e grado.
Tante le aule rimaste vuote, diverse le scuole chiuse (tra queste il liceo Dini e alcune scuole d'infanzia e primaria). Centinaia di studenti, personale Ata e professori pisani, partiti con tre pullman (uno organizzato dai Cobas, gli altri da studenti e sindacati confederali), si sono uniti ieri ai centomila che hanno manifestato a Roma.
Il centro di Pisa, dopo il flash mob degli insegnanti lunedì sera, è stato attraversato dalla manifestazione di alcune decine di studenti medi, scesi in piazza per ribadire la contrarietà alla Buona scuola. Dopo un presidio in piazza XX Settembre hanno raggiunto in corteo la sede del provveditorato «per – spiegano - indicare gli organi che governano le nostre scuole e le costringono ad una didattica inadeguata e funzionale esclusivamente alla formazione di comportamenti servili, disponibili e assoggettati: la funzione cioè della scuola secondo la nuova riforma, che impone ciò attraverso una nuova organizzazione scolastica in cui i docenti saranno le vittime di una iper competitività su modelli di insegnamento sbagliati».
Motivi che saranno alla base degli scioperi di oggi e del prossimo 12 maggio indetti dai sindacati di base anche per tentare di boicottare i test Invalsi. «Il personale scolastico ha risposto molto bene – commenta Giovanni Bruno dei Cobas Scuola -, rigettando il disegno di legge. I docenti non accettano i super poteri attribuiti ai presidi, di essere scelti in base a parametri arbitrari e di essere costantemente precari visto che ogni tre anni il loro contratto verrà messo in discussione in base ad una sorta di Jobs Act applicato alla scuola».
«Siamo soddisfatti per l'alta adesione che ha registrato lo sciopero e dell'unità sindacale raggiunta – conclude Maria Antonia Lai della Flc Cgil – che dimostrano la gravità del provvedimento del governo: il tentativo di smantellare l'apparato democratico della scuola».
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