Toscana
Quei ragazzi mi offrivano di tutto, ma io cercavo solo un posto auto
PISA. "Ciao bella, hai un figlio che va scuola, vero? Dai un euro per comprare un panino". Ore 15.30. Parcheggio a pagamento in piazza Sant’Antonio di un lunedì pomeriggio come tanti. Gli stalli blu sono al completo. Due auto sono ferme davanti alla chiesa in attesa che si liberi un posto. Fa caldo. Molto caldo. L’estate ha cominciato a fare capolino e ad impennare la colonnina di mercurio. In piazza, in quel momento, nessun parcheggiatore regolare che controlli. Del resto basta inserire le monete nel parchimetro per essere in regola. In compenso la piazza brulica di parcheggiatori abusivi. Nell’arco di pochi metri quadrati se ne contano almeno otto. Tutti giovani di colore. Il doppio rispetto alle settimane scorse. L’accento francese di chi si improvvisa parcheggiatore in un fazzoletto di piazza, a due passi da corso Italia, lascia trapelare il Paese di origine. Una presenza massiccia e ben organizzata.
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C’è chi vende un po’ di tutto, chi offre la propria opera per inserire gli spiccioli nei parchimetri e chi gira tra le auto chiedendo un euro per mangiare, tra complimenti improvvisati, battute di circostanza e strette di mano.
Ma c’è anche chi si offre di tenere d’occhio l’auto, dietro naturalmente un piccolo compenso, se magari è nuova fiammante e temi piccole ammaccature.
Anch’io, come un’altra signora a bordo di una piccola utilitaria, siamo alla ricerca di un posto. E in attesa che qualcosa si muova, posteggiamo le auto, una dietro l’altra, davanti alla chiesa. L’unico spazio libero, fuori dagli stalli e che permette nello stesso tempo di non intralciare la circolazione nella piazza.
L’assalto di chi ogni giorno deve sbarcare il lunario è inevitabile. Ma io ho fretta e nel frattempo mi squilla anche il telefono. Ma è tutto inutile. Nel giro di un paio di minuti vengo presa d’assalto e con insistenza. Lo stesso trattamento viene riservato all’altra automobilista. Un giovane tira fuori da un sacco nero di plastica la sua mercanzia. Un altro mi invita a seguirlo in via Sant’Antonio. «Ho borse bellissime a prezzi buoni», dice. Un terzo chiede un euro per comprarsi un panino, un altro ancora mi propone un tagliando per il parcheggio. C’è solo l’imbarazzo della scelta, in un supermarket abusivo improvvisato a cielo aperto. Resto senza parole. In fondo io ho solo bisogno di un posto auto.
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