La manifestazione
Dal sequestro De Megni all’emergenza immigrati
Per vent’nni in polizia si è occupato di mafia, traffico di droga e terrorismo Da comandante della municipale ha fatto i conti con i problemi della città
PISA. Quando il piccolo Augusto De Megni venne liberato dalla grotta dove era rinchiuso, nel Volterrano, c’era lui ad aspettare quel bambino al centro di un sequestro che teneva sveglia l’Italia intera. Nel 1990 Massimo Bortoluzzi, allora comandante della squadra mobile di Pisa, fu tra i protagonisti della liberazione. «Fu un momento molto emozionante», ricorda Bortoluzzi che, dopo altri incarichi, la sciò la polizia di Stato per ricoprire l’incarico di comandante della polizia municipale. Il 30 aprile è stato il suo ultimo giorno di servizio.
L’Amarcord del comandante attraversa Pisa per oltre trent’anni. Nato a Orvieto, figlio di un ferroviere, Bortoluzzi arriva in città all’età di 8 anni. Dopo essersi laureato in Giurisprudenza, nel 1981 entra in polizia e, dopo un breve periodo a Roma, torna a Pisa a guidare la squadra Volante.
Lotta alle infiltrazioni mafiose. «Il caso di quel bambino rapito scosse le coscienze dell’intera nazione, ma furono anche altri i casi importanti che mi trovai ad affrontare» ricorda Bortoluzzi. A metà degli anni Ottanta, Pisa era al centro degli interessi dell’organizzazione criminale di stampo mafioso. «La banda Musumeci tentò di mettere le mani sulle bische clandestine e sulle corse dei cavalli di San Rossore - ricorda il poliziotto di allora -. Ci furono diversi omicidi. Venne stroncata un’organizzazione mafiosa che tentava di infiltrasi anche a Lucca e Viareggio».
Traffico di stupefacenti. Bortoluzzi torna indietro di oltre trent’anni. La vita in polizia è stata ricca di notti passate dietro a delinquenti, interrogatori fiume, pedinamenti, prove inseguite senza sosta. Come l’indagine all’interno del carcere Don Bosco su detenuti in semilibertà che tenevano le fila del traffico di stupefacenti con l’Est Europeo. «Riuscimmo a dimostrare come Pisa era una forte piazza del mercato della droga proveniente da Turchia e Nord Africa».
Le indagini sul terrorismo. Dopo la squadra mobile, Bortoluzzi passa a guidare la Digos. Dalle infiltrazioni mafiose si passa a un altro tasto delicato: il terrorismo. Le Brigate Rosse vivono il loro ultimo atto. E qui Bortoluzzi svela che «partì proprio da Pisa la prima informativa al ministero che teorizzava il triangolo Pisa-Firenze-Roma con luoghi e personaggi che facevano capo all’ultima frangia delle Br che poi uccisero prima D’Antona e poi Biagi». Una tesi che troverà un’amara conferma il 2 marzo 2003 quando la ex studentessa universitaria pisana Nadia Desdemona Lioce e l’altro brigatista Mario Galesi, sul treno regionale Roma-Firenze, aprono il fuoco contro gli agenti della polizia ferroviaria. Muore il poliziotto Emanuele Petri e, poco dopo, anche Galesi.
Tifosi arrestati. Ma oltre alle grandi inchieste, c’era il lavoro di tutti i giorni. «Furono anni impegnativi sul versante della violenza allo stadio» afferma Bortoluzzi che aggiunge: «In accordo con la Procura, venne deciso che gravi episodi di ordine pubblico sarebbero stati affrontati dal punto di vista giudiziario, A quei tempi, i problemi di ordine pubblico si affrontavano con qualche carica e cercando di evitare il peggio. Ricordo che in una partita con il Livorno accaddero gravi incidenti. Una poliziotta venne pestata a terra e picchiata. Attraverso le immagini fotografiche, vennero arrestati otto tifosi livornesi per lancio di oggetti, resistenza e lesioni. Questi arresti dettero l’idea come l’ordine pubblico andava affrontato anche con la repressione giudiziaria». Misure restrittive vennero prese anche in seguito a una partita tra Pisa e Pontedera: stavolta furono arrestati otto tifosi pisani.
L’addio alla polizia. Il primo marzo 2001, Bortoluzzi lascia la polizia. «Per l’esperienza che avevo e gli incarichi ricoperti, ero già stato destinato a un importante incarico all’interno della polizia in un’altra sede. Questo avrebbe comportato la mia presenza al G8 di Genova». E non si può non ricordare la Corte di Strasburgo che ha recentemente condannato per tortura l’Italia per i fatti alla scuola Diaz. «Chissà come sarebbe andata a finire per il mio futuro - dice Bortoluzzi -. Comunque, per motivi personali non accettai e scelsi la proposta dell’allora sindaco Paolo Fontanelli di mettermi al servizio della città in un altro ruolo».
Il passaggio a un altro corpo consente, oggi, a Bortoluzzi alcune considerazioni. «I vigili urbani, purtroppo, nonostante tutte le difficoltà in cui operano, in questa città come in Italia, godono di un pregiudizio sfavorevole al contrario delle altre forze dell’ordine». E aggiunge sorridendo: «Se due agenti della polizia municipale prendono un caffè al bar vengono additati, se prendono un caffè due carabinieri o due poliziotti è invece un normale controllo del territorio...». Quindi, prosegue: «Posso assicurare che in questi lunghi anni l’impegno e lo spirito d’appartenenza, salvo eccezioni, non è per niente inferiore alle altre forze di polizia. Purtroppo, i cosiddetti vigili non esistono più, oggi c’è la polizia municipale che aspetta una riforma dal lontano 1986».
Il passaggio dalla Questura di via Lalli al comando di via Battisti permette a Bortoluzzi di fare da trait d’union tra l’amministrazione comunale con le altre forze di polizia e con la Prefettura. «Ed è stato così - afferma Bortoluzzi -. Ho sempre avuto uno stretto rapporto e insieme abbiamo affrontato le nuove problematiche sulla sicurezza urbana».
Festa in piazza delle Vettovaglie. Per la festa della polizia municipale, Bortoluzzi, da poco insediato, sceglie un luogo simbolo della città: piazza delle Vettovaglie. «Fu un modo per dire che la piazza veniva riconquistata alla città attraverso un impegno straordinario della polizia municipale insieme alle altre forze dell’ordine al quale non doveva mancare l’apporto dei commercianti di tutta la zona»
Purtroppo, non è andata così. Come mai? «È prevalso l’individualismo e molte attività importanti sono state dismesse. Nel tempo sono esplosi nuovi fenomeni come l’abuso dell’alcol e la presenza di bande di extracomunitari che si sono impossessate di quel territorio con lo spaccio degli stupefacenti. Oggi, grazie alla presenza di giovani operatori commerciali bravi e capaci è il momento di rilanciare il progetto. È intenzione dell’amministrazione comunale di tornare su quel progetto con importanti interventi di riqualificazione e il sostegno dei commercianti sarà fondamentale».
Polizia municipale sotto organico. In questi anni, il comandante ha dovuto fare i conti con diversi problemi. «La municipale ha competenze trasversali su tutto. Compiti da affrontare in una città difficile e con un sotto dimensionamento degli organici. Facendo le debite proporzioni - sottolinea Bortoluzzi -, Pisa ha le solite problematiche di Firenze a cui bisogna aggiungere quelle del litorale. La polizia municipale avrebbe bisogno che i propri organici fossero ben superiori a quelli attuali» E Bortoluzzi fa un paragone: Firenze ha una popolazione quattro volte superiore a Pisa ed ha 860 agenti, mentre a Pisa sono 135. «Per i numeri e per l’apporto continuo e costante che diamo alle altre forze dell’ordine, non si può dire che non facciamo la nostra parte».
Immigrazione e accoglienza. A Massimo Bortoluzzi chiediamo quali sono le priorità che deve affrontare una città come Pisa. «Per la sua collocazione geografica, Pisa è un crocevia. Occorre un buon controllo dell’immigrazione che giunge dall’Est Europeo. Ci sono gli insediamenti dei nomadi e ci sono gli accampamenti abusivi che appaiono e scompaiono con velocità impressionante a Putignano, Riglione, Cisanello, Porta a Mare. E c’è anche il fenomeno dell’immigrazione magrebina: il lavoro degli ultimi tempi alla stazione ha dato i suoi risultati. Pisa, essendo un posto di frontiera, è un luogo anche di prima immigrazione per numerosi giovani africani che alimentano il commercio abusivo. Ma Pisa è anche la città dell’accoglienza e non deve rinunciare a questo suo tratto».
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