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Pisa

processo

Restò paraplegico dopo l’agguato, lo sparatore prende 13 anni

Restò paraplegico dopo l’agguato, lo sparatore prende 13 anni

Assolto l'altro imputato: per il tribunale agì sotto minaccia. L'episodio è legato al mondo dello spaccio di droga

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PISA. Una condanna a 13 anni per tentato omicidio e un’assoluzione perché il fatto non costituisce reato: l’imputato fu costretto, sotto la minaccia di un’arma, a soffocare il bersaglio dell’aggressione.

È la sentenza emessa dal secondo collegio del Tribunale (presidente Salutini, a latere Degl’Innocenti e D’Auria) nel processo a carico di Hakim Khalid, 25 anni, marocchino; e di Abderahim Mohamedi, 24 anni, stessa nazionalità, arrestato a marzo, dopo una lunga latitanza, nella sede dell'azienda Zetagas a Pontedera, ormai chiusa da tempo e in stato di abbandono. Khalid, difeso dall’avvocato Irene Braca, è stato condannato, mentre Mohamedi, assistito dall’avvocato Massimo Parenti ha ottenuto l’assoluzione.

La vicenda è quella del ferimento con tre colpi di pistola di un marocchino che oggi ha 21 anni. Da quel giorno, il 28 agosto 2012, è rimasto paralizzato perdendo l’uso delle gambe. Il contesto era quello dello spaccio, la location la pineta di Migliarino. I tre si incontrano e il diverbio nasce per questioni di droga.

È l’alba. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri e accolto dal Tribunale, Khalid esplode tre colpi di pistola contro il connazionale. Lo centra alla schiena, ma anche al collo e a una mano. Solo che non vuole testimoni pronti un giorno ad accusarlo. E così punta l’arma verso Mohamedi: «soffocalo» è l’intimazione che non prevede repliche. Il giovane esegue l’ordine avendo la canna della pistola puntata addosso. Cerca di strozzare l’allora diciottenne esanime per le ferite alla schiena e la perdita di sangue. Quando i due pensano di aver concluso l’opera se ne vanno. Ma quella che dovrebbe essere la loro vittima ha ancora un cuore che batte. Lo abbandonano all'interno della tenuta Salviati Centurione Scotto, in località Montione. Poi fuggono. È un medico dell'ospedale di Cisanello, poco dopo le 9, impegnato a fare jogging in compagnia di un amico, a sentire le grida del ferito all’interno della tenuta. Lo soccorre. Il marocchino muove solo viso, occhi e bocca.

La corsa a Cisanello e una lunga operazione gli salvano la vita, ma non impediscono la paralisi delle gambe. Ieri il Tribunale ha stabilito che chi ha sparato lo ha fatto per uccidere. Chi, invece, ha cercato di strozzare il connazionale sdraiato a terra, è stato costretto a farlo. E non è stato ritenuto punibile perché con quel gesto obbligato ha cercato di salvarsi visto che era in pericolo di vita. Secondo il codice per il fatto commesso dalla persona minacciata risponde chi l'ha costretta a commetterlo.

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