Il Tirreno

Pisa

OMICIDIO ZAKIR

Ucciso con un pugno, la Procura chiede il processo per due

di Pietro Barghigiani
Hamrouni e Tabbita scherzano con un amico
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Hamrouni e Tabbita scherzano con un amico

Lavapiatti colpito a morte in Corso Italia nell’aprile 2014, sempre latitante l’accusato di omicidio preterintenzionale

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PISA.  Lo Stato ha già pensato a risarcire vedova e figli concedendo un vitalizio di 2.500 euro al mese. E sempre lo Stato ora si appresta a celebrare un processo per una morte assurda nella sua gratuita violenza, quella di Zakir Hossain, lavapiatti bengalese di 34 anni deceduto martedì 15 aprile 2014 per le lesioni riportate nella notte tra il 13 e il 14 aprile dopo aver ricevuto un pugno mentre era fermo in Corso Italia. Aveva finito di lavorare e stava aspettando un amico per tornare a casa.

Il sostituto procuratore Giovanni Porpora ha chiesto il rinvio a giudizio, per omicidio preterintenzionale, di Hamza Hamrouni, 27 anni, autotrasportatore tunisino, residente a San Lorenzo a Pagnatico nel comune di Cascina, latitante da un anno nel suo Paese di origine e di Simone Tabbita, 23 anni, stessa frazione di Hamrouni, magazziniere in una ditta a Pontedera, per il reato di favoreggiamento personale. Avviso di chiusura delle indagini, invece, per il fratellastro di Hamza, 17enne, domiciliato in un comune del Pisano, accusato di favoreggiamento, per il quale procede la Procura del Tribunale per i minorenni di Firenze.

Dopo essersi lasciato alle spalle un’aggressione da bullo, Hamrouni scappò in Tunisia il giorno stesso in cui il cuore di Zakir cessò di battere in un letto della rianimazione a Cisanello. Non si era più ripreso da quel un pugno micidiale che gli aveva provocato una gravissima frattura orbitale anteriore e un'altra occipitale conseguente all’impatto della testa contro un muro tra via San Bernardo e Corso Italia.

Un cazzotto sferrato senza motivo. Le immagini della videosorveglianza lo raccontarono con una nitidezza senza appello. Si vede Zakir fermo sotto l’arco e un gruppetto di giovani che passeggia in ordine sparso verso il Ponte di Mezzo. Uno si stacca, parlotta con il bengalese che si gira quasi a voler respingere la provocazione di un attaccabrighe. Poi il pugno, fulminante e il lavapiatti va giù come un sacco vuoto. Era circa l’1,30. Dopo 36 ore il decesso. Per l’accusa Tabbita e il fratellastro, avuto dalla mamma di Hamza dall’ex sindaco di un comune del Pisano, avrebbero aiutato il tunisino a liberarsi dal placcaggio di un connazionale di Zakir intervenuto dopo aver assistito all'aggressione. Un quarto componente della gang di quella sciagurata sera balorda e violenta, un 21enne che nel video indossa un piumino rosso, è stato considerato estraneo ai fatti.

Anzi, una volta in auto, la Ford Focus della mamma di Tabbita, avrebbe rimproverato il tunisino per il cazzotto gratuito rifilato al povero lavapiatti inerme sotto l'arco di Corso Italia. Zakir è tornato in una bara nel suo Paese un anno fa. Moglie e figli non lo vedevano dal 2009. Nonostante gli sforzi del patrigno che più volte in questi dodici mesi lo ha invitato a costituirsi, Hamza Hamrouni resta in Tunisia. A breve sarà fissata l’udienza preliminare dal gup per esaminare le richieste della Procura. Scarse, per dire nulle, le probabilità che, in caso di rinvio a giudizio, possa celebrarsi un processo con l’imputato Hamza in aula.

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