Sicurezza
In arrivo a Pisa 25 profughi, frizioni tra Sds e prefetto
Il piano di Regione e governo prevede ospitalità diffusa su tutto il territorio. La società della salute: arrivi continui e richieste, non riusciamo a programmare
PISA. Tra venerdì 1 maggio e domenica 3 sono attesi 25 nuovi profughi da ospitare in città e in provincia. Telefonate dalla prefettura per contattare i vari sindaci alla ricerca di una disponibilità. Si accettano diverse soluzioni, dal piccolo appartamento a strutture attrezzate per grandi numeri. Al momento mancherebbero ancora alcune persone da sistemare: per esempio, la Sds, Società della salute d’area pisana, aveva dato disponibilità per numeri più alti dei 25 complessivi; ma aveva bisogno ancora di qualche giorno per recuperare delle strutture tra Pisa e San Giuliano.
Se l’arrivo dei profughi sarà anticipato rispetto a quanto previsto, i piani potrebbero saltare o risultare insufficienti. La situazione muta di continuo, a seconda delle condizioni del mare e degli sbarchi. Il prefetto Attilio Visconti ha ricordato ai sindaci che «durante la riunione della Commissione al Senato, dove si è parlato di 5.000 possibili migranti a settimana, circa 500 sono quelli destinati alla nostra Regione». A sua volta la Regione qualche giorno fa ha coordinato una riunione organizzata insieme all’Anci per ribadire che il modello di accoglienza diffusa è l’unico al momento ipotizzabile e sostenibile.
Ma i primi dissapori cominciano a comparire tra gli amministratori: Sandra Capuzzi, assessore al sociale di Pisa, premette che «noi daremo una mano». Ma stima che senza una certezza sui numeri «è difficile programmare: siamo chiamati un giorno sì e un giorno no a dare il nostro contributo e la questione è difficile», se i 25 attesi per la settimana prossima o oltre arrivano prima. L’assessore mette in discussione lo stesso modello diffuso: «Se i numeri sono questi, 500 a settimana, prima o poi bisognerà pensare ad altre soluzioni. Nessuno ha la bacchetta magica, ma Pisa, come gli altri territori, ha da affrontare anche altre emergenze abitative, come gli sfratti».
In ogni caso la prefettura vuole evitare forzature: fino all’ultimo cercherà di ottenere sì volontari e non coatti. In questo modo il cerino resta nelle mani dei sindaci più vicini al capoluogo: gli altri possono tergiversare, perché Visconti ha chiarito che vuole evitare «lo strumento della requisizione»; ma saranno i Comuni di Pisa, Cascina e San Giuliano Terme «che, per la loro contiguità territoriale, consentiranno una più facile gestione sia logistica che assistenziale della struttura temporanea» eventuale, in caso di bisogno. Nella sistemazione a regime, il prefetto rassicura gli enti locali che l’eventualità di adottare «provvedimenti d’urgenza per garantire l’accoglienza sarà rispettosa del principio dell’accoglienza diffusa».
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