La manifestazione
Sgominata la gang della marijuana
In sedici finiscono nella rete dei carabinieri: fra gli arrestati anche uno dei titolari dell’Hotel Bologna di via Mazzini
PISA. Gestivano una fetta importante del mercato di hashish e marijuana a Viareggio e nell'entroterra versiliese con diramazioni pisane. Riuscendo a piazzare fra la propria clientela fino a venticinque chili di “prodotto” al mese. Un business florido che poggiava su un sistema di approvvigionamento collaudatissimo e su una vendita al dettaglio sempre più ramificata. Con gli affari che sembravano destinati ad ampliarsi ulteriormente. Anche a costo di ingaggiare una vera e propria guerra per il controllo del territorio con altre bande di spacciatori soprattutto nordafricane. All'alba di ieri, però, il meccanismo si è inceppato. Così per una banda di trafficanti albanesi e per la rete di spacciatori italiani su cui si poggiava per smerciare la droga sono scattate le manette ai polsi. Tra gli arrestati c’è anche il pisano Francesco Gherardi, 51 anni, titolare delHotel Bologna, un quattro stelle in via Mazzini. Un’attività proseguita prendendo le redini dell’azienda di famiglia avviata dal padre. Gherardi è molto conosciuto in città. Non partecipare alla vita associativa delle sigle di categoria, ma chi lo conosce lo descrive come una persona affidabile e seria sul lavoro.
Sedici nella rete. Sedici le persone individuate dai carabinieri dopo quattro mesi di indagini fatte di pedinamenti e intercettazioni ambientali e telefoniche. Per dieci di loro – quelli considerati più pericolosi: sei albanesi, un maghrebino e tre viareggini – è scattato l'arresto in carcere. Altri quattro – tre italiani e un albanese la cui posizione è ritenuta più marginale - sono invece finiti agli arresti domiciliari. Un altro albanese, invece, se l'è cavata con il divieto di dimora a Viareggio. E nella rete dei carabinieri è finita anche una donna romena domiciliata in Versilia a cui durante gli arresti e le perquisizioni di ieri sono stati trovati trenta grammi di cocaina e della sostanza da taglio. Per tutti, sia pure a vario titolo, l'accusa è di traffico, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Anche se nei confronti di uno degli albanesi - Mareldo Dragusha, uno dei più giovani del gruppo – è scattata anche l'accusa di sfruttamento della prostituzione dopo che le indagini hanno dimostrato che fra le sue attività c'era anche quella di protettore di una ragazza connazionale.
Le indagini. Venire a capo di come era organizzato il lavoro, per gli inquirenti, non è stato un lavoro facile. Per gestire gli arrivi dello stupefacente, infatti, la banda degli albanesi aveva messo in piedi un meccanismo molto sofisticato fatto di triangolazioni telefoniche e di messaggi cifrati che servivano proprio per depistare chi si fosse messo sulle loro tracce. Nonostante le precauzioni, però, i carabinieri sono riusciti a monitorare due grosse spedizioni – una di quindici e l'altra di venticinque chilogrammi di hashish – partite da Milano e Borgomanero, nel nord Italia. Non solo. Per non correre il rischio di venire scoperti con la droga, il gruppo di albanesi si avvaleva di personaggi incensurati e insospettabili che custodivano in luoghi sicuri la sostanza in cambio di somme di denaro via via sempre più importanti. Insomma, un meccanismo complesso e intricato nel quale era difficile potersi inserire. Tanto che i carabinieri hanno battezzato l’intera inchiesta “operazione Lemshi”, dal nome con cui viene chiamato il labirinto in albanese. Un labirinto nel quale sono tuttavia riusciti a orientarsi sequestrando 112 grammi di cocaina, 108 di hashish oltre a 32mila euro in contanti.
La struttura. A capo della organizzazione i carabinieri ritengono vi fosse Tauland Marku, 29 anni, residente a Torre del Lago, considerato la mente del gruppo. Ma quasi tutte le figure di riferimento sarebbero albanesi. Sotto di lui si collocava infatti Mareldo Dragusha, 21 anni, domiciliato a Viareggio, che oltre al mercato della droga si occupava anche di quello della prostituzione. E in scia, per importanza nella struttura, si troverebbero altri quattro albanesi e un magrebino, tutti gravitanti fra Viareggio, Pietrasanta e Pisa. Più defilata, invece, la posizione dei tre viareggini finiti in carcere ieri mattina: Narciso Cristian Petrucci, 32 anni, imprenditore edile, Luca Poli, 38 anni, disoccupato, e Davide Quarta, 29 anni, originario della Puglia ma domiciliato a Viareggio, avrebbero avuto un ruolo meno centrale. Nella rete sono poi finiti anche altri quattro personaggi le cui responsabilità sarebbero però meno gravi. Fra di loro, come detto, Francesco Gherardi, Giulio Bianchi, un disoccupato di 36 anni di Carrara e Maurizio Mari, un torinese di cinquant'anni da tempo trasferitosi a Viareggio. A questi ultimi sono stati concessi gli arresti domiciliari. Soltanto divieto di dimora a Viareggio, infine, per un collaboratore domestico albanese anche lui residente a Viareggio.
Claudio Vecoli
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